• Articolo , 3 marzo 2009
  • Ambiente Italia 2009: mobilità e rifiuti i talloni d’Achille

  • Calano le emissioni di gas climalteranti mentre continua l’allarme polveri sottili e ossidi di azoto. Tra emergenze da risolvere e performance positive Legambiente tenta di tracciare la strada per un new deal ecologico

I rifiuti, metafora delle politiche ambientali italiane? Ne è convinta Legambiente che ha presentato oggi Ambiente Italia 2009, l’annuale rapporto elaborato dall’istituto di ricerche Ambiente Italia sullo stato di salute dell’ambiente italiano e dedicato nella sua ultima edizione proprio a questo controverso quanto problematico settore.
La fotografia che emerge dal documento è quella di un Paese che ancora deve combattere contro i propri ostacoli strutturali, ma a cui non mancano risorse e opportunità, e i dati di Ambiente Italia 2009, spiega il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, “sono il giusto strumento per capire in quali settori intervenire per intraprendere il green new deal globale da cui l’Italia non può e non deve rimanere esclusa”. Gli “indicatori del rapporto”:http://www.rinnovabili.it/ambiente-italia-2009-rifiuti-made-in-italy-401302, secondo Duccio Bianchi dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia, mostrano che “c’è ancora molto da fare per vincere la sfida della sostenibilità. Due i settori su cui puntare per un riscontro economico ed occupazionale: “l’edilizia, promuovendo un’industria e i servizi incentrati sull’efficienza energetica degli immobili, e la mobilità, sfruttando tutte le opzioni della obbligatoria conversione ambientale attraverso la produzione innovativa di veicoli privati, di trasporto pubblico di massa, di nuove infrastrutture per la mobilità sostenibile”.
Nota dolente delle discariche ancora iper-sfruttate a cui si sommano due punti critici che riguardano tutto il Paese, ovvero l’aumento della produzione nazionale dei rifiuti urbani e il fenomeno degli smaltimenti illeciti di quelli speciali, che rendo quella dell’immondizia un’emergenza ancora viva, ma soprattutto costosa.
Eppure non si tratta di una condanna definitiva per l’Italia . “Se ne può uscire, – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – imboccando la strada della gestione sostenibile, come dimostrano gli esempi storici delle regioni del nord Italia e quello più recente della Sardegna”.
Sono proprio le best practies e le performance positive – in aumento in tutto lo stivale – ad essere messe in luce dall’Associazione ambientalista per trarne una serie di proposte concrete: dall’aumento del costo dello smaltimento in discarica e dalla necessità di diffondere le raccolte differenziate domiciliari in tutti i comuni italiani all’incremento della qualità delle raccolte differenziate per facilitare il successivo riciclaggio ed al completamento della rete impiantistica per il recupero e il trattamento dei rifiuti, garantendo la trasparenza e la partecipazione dei cittadini. Passo fondamentale anche la rivisitazione del sistema di premialità/penalità e la cancellazione del Cip6, promuovendo piuttosto la diffusione delle buone pratiche locali sulla prevenzione e la redazione del programma nazionale di prevenzione.