• Articolo , 5 febbraio 2008
  • Ambiente: Padova, dalle imprese spesi 300 milioni in un anno

  • Ai primi posti materie prime rinnovabili, abbattimento emissioni, risparmio energetico

Ambiente: le imprese padovane si rivelano “virtuose”. Secondo i risultati di un’indagine di Confindustria Padova, nel triennio 2003-2005 le aziende padovane hanno destinato a spese ambientali di gestione ordinaria in media il 5% del reddito operativo lordo (Rol), cioè il valore dei ricavi meno i costi (al lordo di tasse e interessi), con un trend in crescita del 27,7%. La percentuale sul Rol sale al 15,7% nelle imprese che hanno realizzato anche investimenti a medio termine per l’ambiente. Dal 2004 al 2005 questi ultimi sono cresciuti del 37,7%. In cifre assolute si può stimare che solo nel 2005 la spesa complessiva delle imprese manifatturiere padovane per l’ambiente sia stata di 300 milioni di euro.
L’Indagine sulle spese ed investimenti delle imprese padovane per l’ambiente è stata realizzata da Confindustria Padova, in collaborazione con la Camera di Commercio di Padova, nell’ambito del progetto “Contabilità ambientale” nel periodo tra gennaio e giugno 2007 su un campione di 89 piccole e medie imprese rappresentativo di dieci settori merceologici (calzature, carta, chimica, gomma, grafici cartotecnici, legno-arredamento, metalmeccanica, moda e tessili, servizi ecologia, terziario innovativo).
Obiettivo dello studio era isolare e quantificare all’interno dei bilanci aziendali l’incidenza delle spese per l’ambiente e la loro composizione. In assenza di un sistema codificato di rilevazione di tali spese infatti, e’ oggi difficile per le imprese quantificare l’impegno ambientale, ma anche identificare le criticità gestionali e valutare con immediatezza la possibilità di accedere a benefici fiscali o agevolazioni finanziarie.

*Acquisti “verdi”: prodotti e materie prime a basso impatto e rinnovabili*
Come si articola la spesa delle aziende per l’ambiente? La prima voce di spesa è legata alle innovazioni di prodotto (41,7% del totale), ossia all’acquisto di prodotti a basso impatto ambientale o realizzati con materie prime rinnovabili, ma anche imballaggi più leggeri, ecologici o riciclabili. Seguono le spese per il trasporto e smaltimento rifiuti (28,3%), per il personale addetto alla gestione ambientale e l’aggiornamento su normativa e nuove tecnologie ecologiche (20,5%), il controllo e monitoraggio dell’impatto delle produzioni sull’ambiente attraverso analisi di laboratorio e consulenze tecniche (7,4%). Più distanziate le spese correnti per sistemi di gestione ambientale (1,8%), consulenze in tema di efficienza energetica (0,3%).
Tra gli investimenti per l’ambiente invece, in primo piano sono le politiche di risparmio energetico e utilizzo di fonti rinnovabili (37,6% del totale) che si traducono in sistemi di riscaldamento e motori elettrici più efficienti, utilizzo di pannelli solari, isolamento termico degli edifici. Seguono gli investimenti per impianti di abbattimento e riduzione di emissioni atmosferiche (31,3%), per studi e ricerche su nuovi prodotti a basso impatto ambientale (11,8%), per impianti di depurazione di scarichi idrici e tecnologie per la riduzione dei consumi di acqua (8,8%), interventi di bonifica (7,9%) quali barriere fonoassorbenti, rimozione e smaltimento di materiali inquinanti, risanamento di suolo e sottosuolo. Infine, investimenti in impianti per la riduzione di scarti e rifiuti (2,6%).
Concreti passi in avanti anche nella certificazione. Il 60% delle aziende intervistate possiede almeno una certificazione del sistema di gestione (e il 32% si è dotato di un sistema di gestione ambientale), mentre l’80% ha in programma ulteriori investimenti per la tutela ambientale. Altro dato di rilievo è che per l’intero triennio 2003-2005 il valore degli investimenti di prevenzione dell’inquinamento ha superato quelli cosiddetti “end of pipe”, per interventi di depurazione e trattamento.
Quali motivazioni spingono le imprese a investire per l’ambiente? La maggioranza delle aziende intervistate (54%) dichiara di voler rispettare tutti gli obblighi di legge, il 36% indica la presa di coscienza del rischio come molla per gli investimenti, il 30% il miglioramento della reputazione. Circa un quarto (21%) è spinto da esigenze produttive, solo il 6% indica l’incentivo economico e fiscale come motivo sufficiente per le spese ambientali.
Tra le imprese padovane crescono dunque le buone pratiche ambientali. Eppure solo il 10% del campione comunica all’esterno la sua politica ambientale, prevalentemente attraverso il sito web aziendale.

*Padova “pilota” per la contabilità ambientale. Ma l’eco-burocrazia è un ostacolo*
Per supportare le imprese e offrire strumenti di gestione e contabilizzazione delle spese ambientali nei bilanci, Confindustria Padova ha realizzato una sperimentazione pilota in cinque aziende che si concluderà con la pubblicazione delle “Linee guida per la contabilità ambientale”. Un vademecum per tutte le imprese associate con dati e informazioni utili per una corretta formalizzazione del bilancio ambientale, che faciliti il compito delle aziende “virtuose”, ottimizzando le risorse ed evitando sprechi e perdite di opportunità quali finanziamenti e agevolazioni pubbliche.
“Investire nell’eco-compatibilità – continua Peghin – sta diventando parte integrante della strategia d’impresa. Resta il nodo della selva di adempimenti burocratici che ogni imprenditore deve sostenere in materia di smaltimento rifiuti, bonifiche, autorizzazioni. C’è invece necessità di regole chiare e coerenti dal punto di vista della certezza del diritto, di procedure snelle e uniformi. Troppo spesso le imprese devono fare i conti con norme di non facile interpretazione e disomogenea applicazione. Ciò avviene – spiega il presidente di Confindustria Padova – anche con il nuovo decreto correttivo del Codice ambientale che, a fronte di alcune semplificazioni sollecitate dalle imprese, reintroduce una serie di ulteriori oneri e adempimenti, connessi a esempio alla vidimazione dei registri di carico e scarico rifiuti e al modello unico di dichiarazione ambientale. Il trend “virtuoso” delle imprese – conclude Peghin – va incoraggiato e sostenuto con poche regole certe e chiare per tutti, non penalizzato con adempimenti soffocanti. E’ questa la strada da seguire”.