• Articolo , 27 settembre 2010
  • Ambiente: prevenzione mediante sinergia pubblico – privato

  • Difesa del suolo significa prevenzione delle calamità sul territorio. Questo il significato dell’azione che la Regione intende svolgere nel contesto della protezione dell’ambiente, che potrà essere attuata con efficacia coinvolgendo il sistema delle imprese. Questa la strategia della Regione in materia, indicata dall’assessore regionale all’Ambiente e Lavori pubblici Elio De Anna a margine del convegno […]

Difesa del suolo significa prevenzione delle calamità sul territorio. Questo il significato dell’azione che la Regione intende svolgere nel contesto della protezione dell’ambiente, che potrà essere attuata con efficacia coinvolgendo il sistema delle imprese.
Questa la strategia della Regione in materia, indicata dall’assessore regionale all’Ambiente e Lavori pubblici Elio De Anna a margine del convegno ”Il dissesto idrogeologico in Friuli Venezia Giulia: conoscenza e prevenzione efficace”, svoltosi a Tolmezzo, nella sede della Comunità montana della Carnia.
La difesa del suolo, secondo l’assessore De Anna, si integra infatti con un disegno di legge che fa parte della cosiddetta ‘legge di manutenzione’ per il riordino del sistema legislativo regionale del Friuli Venezia Giulia, e che conterrà il nuovo PRAE, il Piano Regionale Attività Estrattive. Quello attualmente in vigore è datato 1986.
Nel Friuli Venezia Giulia la competenza sul demanio idrico, dunque relativamente ai corsi d’acqua fluviali, è stata trasferita dallo Stato alla Regione. I fiumi esistenti sul territorio regionale, nella parte alta del loro corso sono di carattere torrentizio: in occasione di episodi di forte piovosità le loro acque trasportano materiale sassoso e ghiaioso, che si deposita nell’alveo sollevando il livello del fondale rispetto al territorio circostante.
Ciò nel tempo provoca e ha provocato il rischio di gravi esondazioni, sulle quali, secondo De Anna, occorre distinguere tra quelle caratterizzate da tempi di ritorno annuali (cioè che si ripetono ogni anno) e quelle cosiddette ‘secolari’, quali sono state quelle che hanno interessato il fiume Tagliamento negli anni ’60.
Ma come ritiene la Regione di risolvere il problema causato dal progressivo inghiaiamento dei corsi d’acqua per ridurre i rischi alluvionali? Secondo l’assessore, attraverso la creazione di un sistema sinergico tra la pubblica amministrazione e i privati: le imprese dei cavatori dovranno provvedere alla rimozione del materiale in eccesso negli alvei. I costi relativi saranno parzialmente compensati dalla vendita degli stessi. Questa modalità innovativa di prevenzione dei rischi di carattere idrogeologico sarà prevista dal nuovo PRAE.
La filosofia che orienterà la formulazione del nuovo Piano prevederà dunque un numero più limitato delle cosiddette ‘cave di prestito’, dalle quali prelevare le ghiaie per la realizzazione delle grandi opere. Faranno eccezione le cave per il prelievo di materiali particolari, per l’edilizia e per la pietra ornamentale.
Sarà anche autorizzato un maggior utilizzo del materiale fluviale o torrentizio, prevedendo nel contempo adeguati piani di difesa spondale sugli alvei interessati dal prelievo.