• Articolo , 9 giugno 2011
  • Ambiente, Raimondi: tuteliamo il suolo dal rischio inquinamento

  • La Lombardia é la prima regione in Europa a dotarsi di un metodo innovativo e rivoluzionario per il monitoraggio della qualità dei suoli. Si basa infatti su un approccio olistico, che considera e analizza cioè un insieme significativo di componenti ambientali (sostanze chimiche; biologia del suolo attraverso l’esame di batteri, funghi, macroinvertebrati e lombrichi; possibili […]

La Lombardia é la prima regione in Europa a dotarsi di un metodo innovativo e rivoluzionario per il monitoraggio della qualità dei suoli. Si basa infatti su un approccio olistico, che considera e analizza cioè un insieme significativo di componenti ambientali (sostanze chimiche; biologia del suolo attraverso l’esame di batteri, funghi, macroinvertebrati e lombrichi; possibili mutazioni del DNA del trifoglio), tale per cui, ad esempio, sarà quasi impossibile coltivare prodotti contaminati.

Le caratteristiche del progetto ‘Soil’ – finanziato da Regione Lombardia e Centro ricerche della Commissione europea con 1,5 milioni di euro – sono state illustrate nel corso di un seminario cui ha partecipato l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e reti Marcello Raimondi. Fra i relatori i professori Roberto Cenci, del JRC della Commissione europea e Gian Maria Beone, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

“Si tratta di un approccio unico nel suo genere – ha spiegato Raimondi – che aggiunge alla tradizionale e comprovata analisi chimico-fisica di suoli, anche l’analisi biologica. Restituire ai cittadini un suolo sempre meno inquinato e più sicuro, soprattutto quando si tratta di terreni agricoli, è infatti non solo una delle nostre priorità, ma anche un nostro dovere”.

La Lombardia ha vissuto infatti lunghi anni di grande crescita economica e urbanistica, con conseguenze dal punto di vista ambientale. Nell’ultimo decennio, ad esempio, il consumo di suolo è andato avanti in maniera più rapida che in altre regioni. Analisi recenti mostrano che, dal 1999 al 2007, le aree agricole sono diminuite di 43.000 ettari, e cioè di un 4% rispetto alle superfici agricole totali in regione. Nello stesso periodo le aree urbanizzate sono cresciute del 11% sul territorio regionale.

L’IMMEDIATA INDIVIDUAZIONE DEI TERRENI CONTAMINATI – “In questo contesto – ha sottolineato Raimondi – la difesa del suolo da possibili contaminazioni è assolutamente decisiva per garantire ai cittadini una elevata qualità della vita e una maggiore sicurezza ad esempio alimentare. Con questo progetto la Lombardia sarà la prima regione in Europa capace di definire la qualità dei propri suoli, la fertilità dei terreni agricoli e di monitorarne l’evoluzione nel tempo. Questo ci consentirà di attuare politiche di intervento, anche nell’emergenza, mirate ed efficaci”.

BASTA RISCHI ALIMENTARI – In questo modo sarà quindi possibile individuare le aree contaminate con maggiore precisione, definire protocolli di intervento rapido nel caso di emergenze e quindi valutare senza margine di errore le possibili ricadute sulla popolazione di fenomeni di contaminazione.

Si avranno così politiche più efficaci per la tutela del mondo agricolo, del suolo e delle acque profonde. Lo studio, dopo una prima fase di collaudo, verrà esteso a tutto il territorio regionale.

IL PROGETTO/SCHEDA – Le analisi biologiche servono per individuare il livello di fertilità dei suoli e la pressione indotta dai composti organici sulla biodiversità. Il metodo si applica sia su suoli agricoli che urbani e restituisce una visione molto più vicina al reale della qualità dei suoli e dei problemi eventualmente indotti dai contaminanti. Il metodo è stato sperimentato in un’area agricola di 12 ettari, dove sono stati analizzati i suoli superficiali (ovvero lo strato compreso tra 0-30 cm) e i suoli profondi (sino a 120 cm).

Sono stati raccolti un centinaio di campioni di terreno, analizzati per valutare le concentrazioni di metalli pesanti, metalloidi, macroelementi, radionuclidi, diossine, funghi, pesticidi orgaclurorati, erbicidi, DDT, PCBs, carbonio totale e organico, pH, tessitura.

Alcuni campioni sono stati utilizzati per valutare eventuali danni indotti al patrimonio genetico dagli elementi in tracce e dai composti organici presenti nel suolo. A questo proposito sono state coltivate in laboratorio piante di trifoglio seminate in alcuni campioni di terreno raccolto, e ne è stato analizzato il DNA.