• Articolo , 30 ottobre 2008
  • Ambiente: Regioni, anello tra governi e associazioni ecologiste

  • Si conclude oggi in Francia il primo vertice mondiale delle Regioni sul cambiamento climatico organizzato su iniziativa della Rete dei governi regionali per lo sviluppo sostenibile

C’è la lotta ai cambiamenti climatici sul banco del Summit mondiale delle regioni che si è aperto ieri a Saint-Malo, in Francia. Fortemente voluto dal Network of regional governments for sustainable development, di cui fa parte anche la Toscana, il vertice si è svolto nell’ambito delle iniziative riguardanti il dossier “energia-clima” e ha visto la partecipazione di 600 rappresentati di 79 regioni di 58 Paesi del mondo, dell’Onu e della Commissione europea oltre che del governo francese, presidente di turno dell’UE. “Fino ad ora gli unici a potersi muovere in materia di clima erano i governi o, all’estremo opposto, i movimenti e le associazioni ambientaliste. E’ sempre mancato un elemento di connessione intermedia”, ha osservato in un’intervista all’Ansa Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, oggi a capo della sessione di chiusura del dibattito. “Finalmente e’ stato riconosciuto un valore nuovo all’impegno delle Regioni nella lotta contro il cambiamento climatico. Sono le stesse istituzioni internazionali ora che cercano la nostra collaborazione”. Centrato in piano l’obiettivo del vertice, vale a dire mettere a confronto le esperienze locali e sperimentazioni che potrebbero essere ripetute altrove, anche se, come evidenzia Martini, non si possiedono ancora gli strumenti necessari per la loro diffusione. Il presidente della Regione Toscana si è espresso anche sull’Italia e sul “nostro ritardo sulle energie rinnovabili”. “Paesi che hanno meno sole e acqua di noi – ha detto – fanno esperienze più innovanti delle nostre”. In particolare ha posto l’accento sull’introduzione dei pannelli fotovoltaici nei centri storici. “C’è un mercato immenso sulle rinnovabili ed il risparmio energetico – ha concluso – non lasciamolo solo agli altri, deve essere anzi uno stimolo per le nostre università. Perché fare inventare tutto ai tedeschi o ai giapponesi?”.