• Articolo , 5 maggio 2008
  • Anche dai reni umani l’energia del domani

  • Dalla Nuova Zelanda arriva “Urocal” per fare il pieno di energia

Un problema clinico frequente, con un’incidenza dallo 0,1 al 6% nella popolazione generale, con una maggioranza di pazienti sopra i trent’anni, si sta rivelando un utile riserva di energia. La calcolosi delle vie urinarie infatti produce agglomerati composti prevalentemente da ossalato di calcio, fosfato di calcio e silicio, che opportunamente trattati sono in grado di sviluppare 3,4 Kwh per kg.
Questa straordinaria scoperta si deve al dr. William Devine della Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda) che con il suo Energy Proficiency Programme dopo anni di studio è riuscito ad utilizzare un materiale altrimenti destinato a divenire rifiuto. Grazie ad un processo che unisce la moderna litotrissia al trattamento chimico con nanoparticelle di platino lo scienziato ha messo ha punto un innovativo composto chimico, ribattezzato “Urocal” da impiegare nella produzione d’energia elettrica. Le molecole così formate hanno nei primi test di laboratorio dimostrato una conducibilità elettrica sorprendente. La ricerca è ancora alle fasi iniziali, ma sembra già smentire quello che per lungo tempo è stato l’approccio negativo verso la calcolosi.
Questo processo di produzione dell’energia, che a ragione può essere annoverato tra quelli che utilizzano le fonti rinnovabili, attualmente è in via di sperimentazione su un volontario italiano, che è tenuto nell’anonimato per poter proteggere la tecnologia utilizzata, ancora non protetta da brevetto, sarà reso noto a giorni, attraverso una conferenza stampa.