• Articolo , 31 maggio 2010
  • Anche il Regno Unito sceglie il Biobanking

  • Crediti di conservazione per il valore di 100 milioni di sterline da impiegare per la tutela e il ripristino delle aree umide e boschive delle sorgenti del Tamigi. Il progetto convince anche il neo Primo Ministro britannico

(Rinnovabili.it) – La Gran Bretagna ha annunciato il lancio del primo progetto che consentirà ai costruttori di ‘acquistare’ dei crediti all’interno di *schemi di conservazione* in modo da poter compensare i danni ambientali prodotti dalle proprie attività. Il *Biobanking*, come viene chiamato il regime in questione, rappresenta una realtà già attiva negli Stati Uniti, in Australia e nel Sud Africa con la speranza britannica che la normativa, applicata al settore edile, possa far risparmiare enormi quantitativi di emissioni senza tralasciare il risparmio economico, stimato in miliardi di sterline.
Inizialmente il progetto prevede la vendita di quote per un totale di 100 milioni di sterline, affidate all’Environment Bank, per finanziare il ripristino delle zone umide e boschive alla sorgente del Tamigi, nell’ovest dell’Inghilterra con la speranza che investire nell’ambiente possa far gola a molti costruttori che otterrebbero così un notevole risparmio investendo nei crediti, adeguandosi anche alle norme ambientali obbligatorie.
L’idea dei crediti di conservazione è piaciuta anche al nuovo Primo Ministro David Cameron progetto che verrà seguito e monitorato per poi redigere, in estate, il documento Onu su costi e benefici per gli ecosistemi e biodiversità. Tuttavia alcuni gruppi ambientalisti hanno voluto esprimere le proprie perplessità rilevando che i progetti di conservazione potrebbero non portare ad alcun giovamento, temendo che i vantaggi degli interventi sui siti siano solo equivalenti alla perdita di biodiversità.