• Articolo , 23 gennaio 2009
  • Andria, biomasse: “Coniugare economia ed ecologia”

  • Intervento del Coordinamento cittadino dei Verdi a firma del segretario Berardino, del consigliere comunale Troia e dei membri Campanile, Leonetti, Di Noia e Bartolomucci

“Da tempo, ormai, le pagine dei giornali riportano costantemente tutta una serie di considerazioni sulle Centrali a BIOMASSE, alcune di carattere squisitamente imprenditoriale, altre ambientaliste.
Ci è sembrato opportuno dare anche il contributo di noi Verdi, cercando di spiegare che non siamo aprioristicamente contrari alle centrali, ma le stesse hanno bisogno di una accurata valutazione in termini di opportunità e di “BILANCIO ENERGETICO”.
“Tutto si trasforma e nulla si distrugge”, pertanto è importante valutare quanto si consuma in termini di energia per produrre un bene che poi deve essere successivamente trasformato per produrre altra energia.
Facciamo un esempio con un materiale nobile e il meno inquinante a mero titolo esemplificativo.
E’ sufficiente pensare di riunirsi in una villetta, magari nelle campagne circostanti il nostro splendido Castel del Monte, e accendere il caminetto per scaldarsi un po’. E’ necessario avere subito chiaro il meccanismo di equilibrio che la natura ci suggerisce, sempre: gli alberi o le vigne crescono, in autunno vengono eseguite le potature, il legname ricavato viene conservato e gestito in modo da farlo durare tutto l’inverno. In tal caso siamo in equilibrio. Se invece il legname finisce ma l’inverno è ancora lungo, bisognerà acquistare della nuova legna e trasportarla; quindi avremo una spesa(ulteriore legna magari non derivante dalla potatura ma da abbattimento, trasporto della stessa da altri luoghi) e non saremo più in equilibrio.
Il concetto di equilibrio è alla base della scelta BIOMASSE SI / BIOMASSE NO.
Non c’è niente di nuovo nel bruciare della legna per scaldarsi. La novità stà nel fatto che se applichiamo questo sistema in un centro abitato nelle vicinanze del quale c’è tanta legna a disposizione, possiamo pensare di non utilizzare le singole caldaie a gas metano per il riscaldamento delle abitazioni, ma di costruire una centrale termica-elettrica nelle vicinanze delle abitazioni per soddisfare il fabbisogno di calore per il periodo invernale, ma solo in modo da essere in equilibrio con la quantità di legna disponibile.

Focalizziamo l’attenzione sulle parole in grassetto:
1. nelle vicinanze del quale ed equilibrio: obiettivo principale di tutto il sistema è ridurre le quantità di CO2 immesse nell’atmosfera. Il grosso vantaggio della combustione delle biomasse è che nella combustione si và a produrre la stessa quantità di CO2 che la pianta ha assorbito dall’aria durante il suo ciclo vitale. In teoria sarebbe un ciclo chiuso. In pratica non lo è nel momento in cui c’è il TRASPORTO della legna che probabilmente viene effettuato con macchine a gasolio, o addirittura la produzione(energia) degli scarti che poi saranno bruciati. Più è lontano il luogo di produzione dello scarto (distanze oltre i 100 km) più sto immettendo CO2 di origine fossile (gasolio oltre all’usura del mezzo di trasporto) nell’atmosfera, oltre ad aumentare i costi della produzione di calore. Inoltre non siamo più in equilibrio poiché la quantità di CO2 totale prodotta (pari a CO2 combustione + CO2 gasolio trasporto) è maggiore alla CO2 assorbita dalla pianta durante il ciclo vitale.

2. gas metano: il gas metano è un combustibile fossile, e quindi se riesco a diminuire le quantità di combustibile fossile utilizzato, ridurrò anche la CO2 immessa da fonte fossile.

3. centrale termica-elettrica nelle vicinanze delle abitazioni: il risultato migliore che si ottiene dalla combustione è il calore, e infatti partendo ad esempio da una centrale a biomasse vergini (sfalci, potature, scarti non trattati delle segherie) da 5,9 MWtotali, si ricavano 4,5 MWtermici e 0,8 MWelettrici (impianto di Calenzano-Firenze) , a sottolineare che le centrali a biomassa hanno rendimenti molto alti per la produzione di calore, ma molto più bassi per la produzione di energia elettrica. Il calore viene venduto alle abitazioni tramite una rete di teleriscaldamento (tubazioni di acqua calda interrate e coibentate estese per circa 3-5 km). La produzione di energia elettrica è la seconda voce di profitto dell’impianto. La terza è la vendita di certificati verdi.

4. legna: vi sono ormai tantissimi SCARTI che possono essere bruciati nelle centrali, ma bisogna sempre ricordare che lo SCARTO deve già esistere (in un raggio di pochi chilometri), NON BISOGNA CREARLO. Se CREO il materiale da bruciare con uno specifico processo produttivo, non sarò più in equilibrio poiché nel mio bilancio dovrò considerare anche, l’energia spesa, la CO2 prodotta dal processo produttivo e l’eventuale CO2 prodotta dal trasporto degli scarti all’industria di produzione del materiale per la combustione. Ad esempio gli oli combustibili sono in genere prodotti da piantagioni di mais, colza ecc, che sono poco diffuse nel sud Italia poiché necessitano di una notevole quantità d’acqua(che è energia). Devono essere importati da paesi esteri, ed ecco quindi come TRASPORTO e PRODUZIONE impattino negativamente sul bilancio della CO2.
Concludendo è facile capire perchè la produzione di calore dalle biomasse legnose si stia notevolmente sviluppando in quei territori montani o collinari, e perchè invece, la produzione di energia elettrica da biomasse di origine vegetale possa essere giustificata solo da un tornaconto economico e non da un effettiva volontà di voler ridurre le quantità di CO2 prodotta, che invece aumentano.
Se, davvero si vuole rispettare l’ambiente, abbassare le immissioni, produrre energia pulita, risparmiare sui costi dell’energia, esistono altre soluzioni.
Una soluzione molto più efficace può essere costituita da un impianto di digestione anaerobica degli scarti organici (UMIDO) che coniuga lo smaltimento di un rifiuto con la produzione di Biogas, il quale può essere utilizzato da un cogeneratore per produrre elettricità e calore, e distribuire così calore tramite una rete di teleriscaldamento alle possibili abitazioni nelle vicinanze. Tale soluzione valorizza una scarto comunque esistente e ridurrebbe le emissioni di CO2 da fonti fossili.
Questa è la vera visione ambientalista che coniuga economia ed ecologia, ci dispiace sottolinearlo, ma tutte le altre attività sono solo rivolte al business imprenditoriale, a danno dei cittadini che, non esperti in materia, spesso rischiano di farsi influenzare da false promesse di sviluppo e occupazione”.