• Articolo , 17 marzo 2008
  • APER: gli oli vegetali sono una fonte rinnovabile da promuovere

  • Continua la controversia sulla produzione di energia pulita da biomasse liquide da filiera lunga

“Un’opportunità, non un rischio”. Così l’APER risponde alla recente notizia che il Consiglio regionale della Toscana avrebbe approvato una mozione per introdurre una moratoria sull’avvio delle autorizzazioni o dei lavori per gli impianti energetici ad oli vegetali da filiera lunga su tutto il territorio regionale. La proposta approvata a fine febbraio, impegna la giunta a promuovere verso il governo nazionale iniziative che vadano nella direzione di disincentivare il ricorso agli oli vegetali da deforestazione, sollecitando anche la riforma delle incentivazioni all’energia prodotta per mezzo delle biomasse a favore delle filiere cosiddette ‘corte’. Con un comunicato rilasciato oggi l’Associazione dei Produttori di Energia da fonti Rinnovabili vuole ribadire la sua preoccupazione nei confronti di “ogni atteggiamento locale, ideologicamente pregiudiziale, sulla produzione di energia rinnovabile da biomasse liquide da filiera lunga”. “Pur condividendo la volontà di incentivare maggiormente lo sfruttamento delle risorse presenti del nostro Paese, siamo convinti che per il raggiungimento degli obiettivi al 2020 previsti dal piano di azione Clima ed Energia della Commissione UE in materia di fonti rinnovabili – dichiara Marco Pigni direttore di APER – occorre sviluppare in maniera equilibrata, integrata e rispettosa delle normative ambientali tutte le fonti rinnovabili, quindi anche gli oli vegetali (sia di filiera corta che di filiera lunga)”. Secondo Pigni l’Italia corre il rischio di andare incontro ad un paradosso, “un sistema incentivante per le fonti rinnovabili tra i più avanzati d’Europa e un sistema burocratico-autorizzativo tra i più arretrati e penalizzanti”. “Saremo costretti, non riuscendo a centrare gli obiettivi nazionali interni (17% di energia da fonti rinnovabili sui consumi totali finali di energia al 2020, rispetto al 6% attuale) a ottemperare agli obblighi importando energia verde da impianti ubicati all’estero, oppure a pagare salatissime penali a Bruxelles per il mancato rispetto dei target previsti dalle direttive UE in materia energetico-ambientale”.