• Articolo , 5 luglio 2010
  • Aper: le rinnovabili? Non c’è la tutela promessa

  • Mantenere all’interno della Finanziaria gli articoli 15 e 45 dimostra che le energie pulite non stanno avendo la tutela necessaria per poter rispettare gli impegni comunitari. L’Aper ribadisce così la necessità di abrogare suddetti articoli

(Rinnovabili.it) – L’impegno italiano nei confronti dello sviluppo e della diffusione delle rinnovabili sembra essere continuamente messo in discussione da manovre che ne impediscono il decollo. Queste le parole dell’Aper, Associazione produttori di energia da fonti rinnovabili, decisa a ribadire la necessità di abrogare gli articoli 15 e 45 della manovra finanziaria perché lesive del settore.
Nel particolare l’ *art. 15*, che impone agli impianti idroelettrici di grande derivazione un nuovo canone e l’ *art. 45*, che cancella l’obbligo da parte del GSE di ritirare i Certificati Verdi in esubero creando squilibrio all’interno del mercato e determinando il crollo delle quotazioni, sembra rimarranno parte integrante di una finanziaria che avrebbe invece dovuto tutelare e favorire la crescita delle eco-energie.
“Inoltre, “l’emendamento all’art. 45”:http://www.rinnovabili.it/certificati-verdi-lart-45-della-manovra-resta-403095 – dichiara Roberto Longo, presidente di APER – presentato nelle ultime ore dal Senatore Azzollini, relatore del provvedimento presso la Commissione Bilancio del Senato, introduce un pericoloso principio, quello di indebito trasferimento dalle bollette elettriche degli italiani al bilancio dello Stato di fondi (raccolti originariamente per mantenere in equilibrio il sistema elettrico nazionale) per dare copertura ad altre componenti della spesa pubblica, che con il sistema elettrico non hanno nulla a che vedere”.
In questo modo i rischi appaiono molteplici: si tema possano venire confermati emendamenti che creerebbero dei sicuri danni al comparto delle rinnovabili e, a catena, il fallimento delle imprese che stanno puntando tutto sulla generazione da fonte rinnovabili bloccando le iniziative ancora allo stato iniziale mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e milioni di euro impegnati in investimenti con il rischio che le bollette vadano aumentando a danno di cittadini e di imprese.