• Articolo , 7 febbraio 2011
  • Aper: nessuna tolleranza per gli speculatori

  • Anche l’Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili interviene a commento delle stime rilasciate dal GSE

(Rinnovabili.it) – “Pronta ad intraprendere tutte le iniziative disciplinari del caso per sanzionare gli eventuali operatori associati che saranno riconosciuti responsabili di comunicazioni fraudolente o altri illeciti nei confronti del GSE, impegnandosi ad adottare ogni provvedimento interno utile a tutelare l’immagine dell’Associazione verso l’esterno e che possono contemplare”. Linea dura quella scelta da Aper e ribadita oggi nel delicato clima in cui si trova il settore delle energie rinnovabili. E l’Associazione non interviene solo su un tema caldo come quello degli speculatori – tema che ha visto in questi giorni un acceso “botta e riposta” tra il ministro dello Sviluppo Romani e quello all’Ambiente Prestigiacomo. Per Aper è il momento di far chiarezza su un’altra questione che ha messo in allerta il comparto. Al pari di altre associazioni (vedi il comunicato rilasciato da Assosolare la scorsa settimana), il presidente Roberto Longo interviene oggi tramite nota stampa sulle dichiarazioni rilasciate dal GSE durante l’Audizione alla X Commissione Senato e secondo cui attualmente si possano valutare conclusi i lavori di costruzione [di impianti ricadenti nel c.d. decreto Salva Alcoa] su *circa 55.000 impianti per una potenza di circa 4.000 MW,* e di conseguenza che “la potenza complessiva degli impianti installati […] potrebbe essere pari, a fine 2010, a circa 7.000 MW su oltre 200.000 impianti”. Una stima che comporterebbe incentivi riconosciuti alla produzione di tali impianti, una volta a regime, con un onere sulla componente A3 non inferiore a 3 miliardi di euro ogni anno per 20 anni. Stima però, sottolinea l’associazione, apparentemente _“ancora da verificare”._
“L’utilizzo di sole stime – dichiara Longo – ha ingenerato un immediato impatto negativo ed un allarme nei confronti degli auditori in Commissione e sui media nazionali, insinuando un sentimento di ostilità diffusa e generando ipotesi di reazioni fortemente penalizzanti quanto ingiustificate per il settore rispetto alle quali nulla potrebbe valere una futura e tardiva rettifica”.