• Articolo , 23 settembre 2010
  • Arrivano le nano-batterie all’idrogeno ‘foto-ispirate’

  • Una volta erano le fuel cell. Ora un team di ingegneri sta tentando di creare efficaci competitor tecnologici che sfruttino l’ossidazione dell’idrogeno come il fotovoltaico sfrutta la luce solare

(Rinnovabili.it) – Quando si tratta di tecnologia solare non è strano sentire parlare di ricerche che si sono lasciate ispirare da sistemi già perfettamente funzionati in natura. Ma stavolta è arrivato il momento anche per il fotovoltaico di essere l’idea stimolo per un innovativo “lavoro scientifico”:http://www.nsf.gov/awardsearch/showAward.do?AwardNumber=1033290. Eduard Karpov, professore di ingegneria civile e dei materiali alla University of Illinois di Chicago, ha appena ricevuto dalla National Science Foundation una concessione triennale dell’importo di 217.000 dollari per sviluppare una nuova batteria “foto-ispirata”. In gergo tecnico il dispositivo è stato chiamato *generatore catalotermonico* in quanto sfrutta l’ossidazione catalitica delle molecole di idrogeno all’interno di un processo non adiabatico.
Nel dettaglio, l’elettricità viene generata su una superficie planare simile a quella delle celle fotovoltaiche, ma la fonte energetica in questo caso non è la luce solare bensì proprio l’ossidazione del gas che va ad alimentare il flusso degli elettroni. A differenza della più tradizionale tecnologia delle celle a combustibile questo approccio, battezzato “chemio voltaico”, cattura l’energia proveniente dall’ossidazione dell’idrogeno che si svolge sulla superficie di un metallico catalizzatore. A differenza delle fuel cell, il dispositivo può essere molto più piccolo e non rilascia né assorbe calore pur avendo come sottoprodotto, al pari delle celle a idrogeno, solo molecole di acqua.
“Questo dispositivo è figlio dell’era nanotecnologica”, spiega Karpov. “E’ costituito da strati di materiale catalitico dalle dimensioni nanoscopiche in cima a substrati di semiconduttore”. Karpov e il suo team di laboratorio metteranno alla prova le variazioni strutturali per la costruzione di questi generatori in maniera tale da provare ad ottenere la potenza massima, testando differenti tipologie di materiali catalitici come il platino, il palladio o alcuni ossidi per vedere quale si presta meglio alla funzione prefissata. “Il nostro compito principale – conclude lo scienziato – è quello di dimostrare che questo fenomeno possa portare, in linea di principio, a una tecnologia commercialmente redditizia con la potenzialità di competere con le celle a combustibile”.