• Articolo , 22 febbraio 2010
  • Associazioni: no alla proroga dell’obbligo rinnovabili in edilizia

  • Il Comitato di Indirizzo di 16 organizzazioni ambientaliste e del settore delle rinnovabili chiede alla Camera dei Deputati e al suo Presidente, l’on. Gianfranco Fini di annullare il nuovo rinvio

(Rinnovabili.it) – Protestano ad una sola voce associazioni di settore e ambientalisti per un provvedimento passato perlopiù sotto silenzio, se si esclude una breve nota stampa dell’Agi l’11 febbraio scorso: si tratta, dell’approvazione in Senato del maxi-emendamento al Dl 194/2009 “Milleproroghe”, in cui è finito anche l’obbligo di integrazione delle energie rinnovabili nella realizzazione di edifici di nuova costruzione; l’introduzione nei regolamenti edilizi comunali passa, infatti, dal 1 gennaio 2010 al 1 gennaio 2011.
Tale obbligo era stato introdotto con l’articolo 1, comma 289 della Finanziaria 2008 che così recitava: “A decorrere dal 1 gennaio 2009, nel regolamento di cui al comma 1, ai fini del rilascio del permesso di costruire, deve essere prevista, per gli edifici di nuova costruzione, l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 1 kW per ciascuna unità abitativa, compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell’intervento. Per i fabbricati industriali, di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati, la produzione energetica minima è di 5 kW”.
Per Anev, Aper, Gifi, Fiper, Ises Italia, Greenpeace, Wwf e le altre organizzazioni costituenti il Comitato di indirizzo, la scelta di un rinvio “determinerà un sicuro e non giustificato elemento di ritardo per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal pacchetto Energia-Clima al 2020 (17% dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili)”, che a sua volta si ripercuoterà sul Paese tramite le sanzioni a cui si andrà inevitabilmente incontro; ma la proroga, tiene a sottolineare il Comitato, comporterà soprattutto una “battuta d’arresto inflitta a quelle forme di sviluppo economico-sociale sostenibili che il settore delle fonti rinnovabili e della green economy in generale sta perseguendo (al 2020: creazione di almeno 250.000 nuovi posti di lavoro diretti e indiretti nel settore, contributo all’incremento del PIL superiore all’1,5%).
Pertanto le organizzazioni hanno inviato una richiesta congiunta ai rappresentanti della Camera dei Deputati ad adoperarsi affinché nell’esame del Dl 194/2009 “Milleproroghe” venga ripristinato il contenuto del suddetto articolo.