• Articolo , 2 marzo 2011
  • Australia, dall’agricoltura il contributo alla riduzione delle emissioni

  • L’Australia, tra i maggiori inquinantori, volge lo sguardo all’agricoltura e studia possibili soluzioni che spingano ad intraprendere percorsi alternativi in grado di abbassare le emissioni generate dalle fattorie

(Rinnovabili.it) – Per abbassare il tasso delle emissioni l’Australia potrebbe trarre beneficio dalle aziende agricole dell’entroterra in grado, secondo gli studi condotti, di contribuire al taglio del 20% delle emissioni. Lo ha rivelato di recente uno scienziato impegnato in ricerche sul clima e sulle soluzioni per abbattere l’inquinamento con la speranza che venga presto assegnato un prezzo di vendita alle emissioni di carbonio.
Tra i principali esportatori e consumatori di carbone l’Australia è anche uno dei paesi che inquinano di più al mondo e che quindi sono tra i maggiori responsabili del riscaldamento globale. Queste emissioni stanno crescendo a causa di un’economia alimentata da un boom di risorse e da un costante interesse per l’aumento della ricchezza in un momento in cui il governo stesso sta combattendo per affermare la propria forza politica cercando di organizzare il supporto necessario all’industria per realizzare uno schema di prezzi che sia di aiuto alla riduzione della produzione di inquinanti dando così un contributo alla diffusione delle energie rinnovabili.
Anche una soluzione parziale potrebbe però servire a stimolare gli agricoltori ad investire nello stoccaggio della CO2 nel sottosuolo, nella piantumazione di alberi, nella riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti e nel taglio della produzione di metano di derivazione animale: un ritorno economico derivato dalla vendita di crediti negoziabili.
“Noi siamo collocati tra i paesi sviluppati perché abbiamo terreni ricchi di risorse,” ha detto Michael Battaglia, che conduce un programma di studio su come tagliare le emissioni di gas serra prodotte dall’ agricoltura e usare la terra come un magazzino per il carbonio.
Gli alberi, ad esempio, assorbono grandi quantità di carbonio mentre crescono, e cambiando le aree e le pratiche di pascolo si potrebbe aumentare la quantità di carbonio assorbita naturalmente dal suolo o dalla vegetazione autoctona. Al pari, con integratori alimentari si possono ridurre le quantità di metano prodotto dal bestiame abbassandone l’impatto negativo sull’atmosfera.

“L’Australia potrebbe abbassare la produzione di inquinanti nell’ordine di 10-20 per cento con uno sforzo ritenuto ragionevole” ha specificato Battaglia “Ma ci sarà un periodo di transizione che durerà da 5 a 20 anni”.
Con la speranza di lanciare il nuovo regime di riduzione degli inquinanti, chiamato *Carbon Farming Iniziative*, il primo luglio prossimo, il governo australiano punta a promettere l’assegnazione di bonus in denaro per gli agricoltori che riusciranno a ridurre le proprie emissioni e per i grandi inquinatori, come acciaierie e centrali a carbone, il regime prevede sostegni per raggiungere gli obiettivi di taglio delle emissioni.
Attualmente l’agricoltura, la deforestazione e gli incendi emettono più del 20% dei gas serra australiani ma il terreno, in quanto potenziale serbatoio per il geosequestro, ha ottime possibilità di contribuire attivamente alla riduzione degli inquinanti se adeguatamente sostenuto da regimi governativi di incentivazione in grado anche di ampliare gli orizzonti economici del comparto agricolo nazionale.