• Articolo , 20 ottobre 2009
  • Australia: inserire il bio-stoccaggio nello Schema di Riduzione

  • Dalla relazione del Gruppo di scienziati australiani è emerso che andrebbe regolamentata la situazione dello stoccaggio della CO2 nel sottosuolo e sfruttato il ruolo fondamentale delle piante

(Rinnovabili.it) – Un gruppo di scienziati australiani ha fatto appello ai governi statali, territoriali e locali affinchè includano nella pianificazione legislativa il ruolo svolto dalla vegetazione e dal suolo, fino ad oggi sottovalutato, nelle azioni di riduzioni della CO2.
Secondo l’ “ultimo rapporto”:http://www.wentworthgroup.org/docs/1270%20Optimising_Terrestial_Carbon-9b1.pdf del Wentworth Group of Concerned Scientists adottando pratiche agricole e forestali ‘green’ l’Australia potrebbe giungere alla completa autonomia nella cattura della CO2 da essa stessa prodotta. Nello studio viene sottolineata l’importanza che i finanziamenti concessi ad agricoltori e coltivatori, al fine di preservare le foreste e le aree boschive, potrebbero avere per un taglio netto delle emissioni: bloccare il fenomeno della deforestazione e migliorare la qualità del suolo oltre ad aumentare la qualità dell’aria garantirebbero un habitat più confortevole per numerose specie animali e vegetali autoctone.
Fino ad oggi le pratiche adottate hanno avuto come obiettivo la riduzione delle emissioni dannose ma non hanno dato risultati sufficienti; bisognerebbe – spiega il rapporto – promuovere le pratiche volte ad immagazzinare l’anidride carbonica nelle piante e nel suolo nelle soluzioni su cui investire contro il cambiamento climatico.
Per rendere le politiche anti-emissioni più efficaci gli scienziati del Wentworth Group hanno proposto al governo di includere nello Schema Nazionale di riduzione dell’inquinamento da carbonio anche il ‘green carbon’, in modo che l’argomento possa essere trattato nell’incontro sul Clima programmato per il mese di dicembre a Copenhagen.
Le tecnologie tanto auspicate di immagazzinamento del carbonio presentano ancora alcune incognite: non si conoscono per esempio le ripercussioni che lo stoccaggio dell’anidride carbonica nel sottosuolo possa avere nella produzione agricola alimentare e quali danni possa causare all’ambiente qualora il mercato della CO2 non venisse regolamentato da norme severe.
Peter Cosier, direttore del Wentworth Group, sostiene dunque la scelta del “bio sequestro” proponendo che siano i Consigli locali ad “identificare la zona del loro distretto dove credono che la comunità trarrà beneficio piantando alberi per la cattura dell’anidride carbonica specificando le aree destinate alla produzione di generi alimentare e fibre”.
Mike Berwick, presidente del Queensland Natural Resource Group Collective, ha dichiarato che i piani regionali potrebbero non essere efficaci e potrebbero creare non pochi problemi “Preferiremmo utilizzare un meccanismo di mercato che permetta agli agricoltori di scegliere se coltivare o stoccare carbonio piuttosto che essere obbligati dalla regolamentazione a scegliere una via piuttosto che l’altra”, ha dichiarato il presidente.