• Articolo , 17 novembre 2010
  • Australia, sito prezioso per la geotermia

  • Il direttore dell’agenzia australiana dell’energia geotermica, Terry Kallis, ha affermato che lo stato del Commonwealth potrebbe diventare tra i principali leaders in questo settore se fossero applicate politiche più intraprendenti.

L’Australia potrebbe diventare un paese leader nell’energia geotermica solo se lo stesso paese creda nel settore con una serie di iniziative. Questo è il pensiero di Terry Kallis, direttore dell’associazione australiana dell’energia geotermica, “AGEA”:http://www.agea.org.au/, in occasione dell’_Australian Geothermal Energy Conference_ ad Adelaide.

Il direttore di AGEA ha evidenziato come l’industria geotermica necessita di un finanziamento simile a quello ricevuto dagli altri comparti dell’energia pulita. Inoltre continua che c’è bisogno di un’infrastruttura adatta per approvvigionare il mercato elettrico nazionale di energia geotermica. “AGEA ha sempre riconosciuto che le fonti pulite avrebbero avuto un ruolo importante nel futuro energetico – ha affermato Kallis – Tuttavia il programma di finanziamento per il settore geotermico si è fermato a 200 milioni di dollari, a differenza dell’industria solare che ha beneficiato di 2,5 miliardi di dollari e che, comunque, resta una tecnologia più costosa”.

Terry Kallis continua, enunciando l’economicità di tale energia: “Per quanto riguarda le energie rinnovabili, la geotermia si presume che possieda la tecnologia a più basso costo. Per ogni dollaro speso, il settore geotermico ne rende il triplo rispetto all’industria del vento”. Inoltre il direttore di AGEA ha apprezzato sia il piano statale di riduzione dal carbonio _(CPRS)_ in cui sono stati fissati i prezzi sull’emissioni di carbonio e sia i fondi statali per trivellazioni nel Sud dell’Australia, tuttavia spera in una struttura politica più aperta allo sviluppo delle tecnologie geotermiche.

Infine l’agenzia si auspica: che le tassazioni sul carbonio siano utilizzate per sostenere l’innovazione tecnologica, che la riduzione dell’impatto ambientale tocchi il 25% entro il 2020 e il 60% entro il 2050 e che ci siano investimenti per le migliori pratiche di efficienza energetica e di basse emissioni.