• Articolo , 31 agosto 2009
  • Auto ibride: la Cina vuole un freno all’export di metalli rari

  • Pechino ha elaboranto piani governativi con l’intento di vietare o limitare le esportazioni dei minerali che hanno un ruolo fondamentale nella tecnologia d’avanguardia

(Rinnovabili.it) – Hanno nomi come terbio, disprosio, ittrio, neodimio e lutezio: sono i metalli delle terre rare, minerali difficili da trovare e ancora poco conosciuti dai consumatori ma presenti in un gran numero di prodotti, dalle turbine eoliche ai motori e batterie delle auto ibride fino ad una vasta gamma di gadget e beni di consumo.
A rendere questi componenti ancor più preziosi è il fatto che a livello globale la Cina è diventata praticamente l’unico fornitore in un panorama mondiale che vede la domanda eccedere di gran lunga l’offerta.
Il mercato internazionale sembrerebbe ora essere destinato ad un vero e proprio scossone dal momento che il Ministero dell’Industria e dell’Innovazione tecnologica cinese ha recentemente annunciato l’intenzione di porre un limite, e in alcuni casi bandire, l’export di questi minerali per riservarli piuttosto alla propria industria nazionale.
Una svolta che metterà in grave difficoltà diversi nomi della tecnologia d’avanguardia. Si pensi, ad esempio, alla Toyota Prius che per ogni motore richiede 1 kg di neodimio, e dai 10 ai 15 kg di lantanio per ogni batteria: nei piani di conquista del mercato delle auto ibride il colosso giapponese -numero uno nel settore – prevede che tali numeri siano destinati a duplicare, ma se il Consiglio di Stato desse il via libera al piano ministeriale si otterrebbe immancabilmente una crisi di approvvigionamento.