• Articolo , 6 novembre 2009
  • Barcellona/2 – Contrasti e opposizioni tra i vari Paesi

  • Contrasti, politiche differenti e obiettivi diversi portano paesi ricchi, quelli in via di rapido sviluppo e gli altri, i più poveri, continuano ad animare il summit di Barcellona, fino all’ultimo giorno

(Rinnovabili.it) – Scontro fino all’ultimo alla convention preparatoria per Copenhagen tra coloro che hanno ribadito la convinzione di continuare sulla strada del Protocollo di Kyoto e chi invece, grosso modo i paesi sviluppati, stanno facendo di tutto per per abolirlo.
“La soppressione del protocollo di Kyoto avrebbe l’effetto di minare i principi fondamentali di equità, responsabilità comuni, ma differenziate in base alle rispettive capacità – polemizza Ibrahim Mirghani Ibrahim, negoziatore top dal Sudan, che quest’anno presiede il Gruppo dei 77 più la Cina – E’ questo a mettere a rischio qualsiasi risultato ambizioso e soluzioni concrete per affrontare il cambiamento climatico a Copenhagen”.
Anche il capo delegazione Onu, pur con tutto il suo scetticismo su una positiva conclusione della conferenza danese, ha voluto ricordare: “C’è un detto nella mia lingua che dice, se avete solo un paio di scarpe, non buttarle via prima di avere nuove. Così, al momento il Protocollo di Kyoto sono le mie scarpe e vorrei tenerle finché non sono sicuro di averne un paio nuove e migliori”.
Nel frattempo Third World Network (TWN), un organismo internazionale non-profit, punta il dito sulla disinformazione che c’è stata da parte dei media a suo tempo sul protocollo di Kyoto e oggi sulla stessa Conferenza Onu di Copenaghen, sul fatto che esista una fazione che vorrebbe un nuovo trattato che sostituisca il Protocollo di Kyoto, e che i negoziati non costituiscono la conclusione del Protocollo di Kyoto, ma la sua attuazione.
Alcuni paesi sviluppati desidererebbero unire due fazioni: “le economie più industrializzate” e i “paesi in via di sviluppo”, come Cina, India e Brasile, e far assumere a tutti impegni vincolanti per ridurre le emissioni di gas effetto serra.
“Così – ha detto Lumumba Di Stanislao, membro anziano della delegazione sudanese – i paesi ricchi tentano di dividere i paesi in via di sviluppo (che comprendono anche i paesi più poveri), per poter abbassare il livello dei propri impegni, evitando di assumerne di vincolanti sulla riduzione delle emissioni”.