• Articolo , 6 novembre 2009
  • Barcellona/3 – Il punto di vista dell’Africa

  • La compattezza e l’unità con cui i paesi africani si sono presentati all’appuntamento danese e segno di determinazione affinché la loro voce venga ascoltata, decisi fino in fondo, anche a costo di boicottare la Conferenza di Copenhagen

(Rinnovabili.it) – L’Africa si è presentata a questo summit con una compattezza sconosciuta agli altri continenti, portando avanti le proprie richieste con una voce unica, più di quanto abbiano fatto gli altri.
I negoziatori africani a Barcellona hanno dichiarato alla stampa che avrebbero discusso il boicottaggio, a favore del mantenimento del Protocollo di Kyoto.
“Abbiamo bisogno di determinati impegni. Sappiamo che le prove scientifiche ci danno ragione. Sappiamo del nocivo impatto dei gas serra sull’agricoltura, la sanità e così via – ha sottolineato Makase Nyaphisi, ambasciatore del Lesotho in Germania, coordinatore e presidente della paesi meno sviluppati nell’IPCC – L’Africa non vuole discussioni in stallo, né lo vogliamo a Copenaghen. Ma dobbiamo avere la sicurezza di un accordo equo, trasparente e leale. Ci sono paesi che devono scoprire le carte e illustrarci chiaramente che cosa sono disposti a fare”.
“Abbiamo già rischiato non poco, dando agli altri Paesi l’occasione di dire che l’Africa vuole bloccare il processo negoziale – ha spiegato il consulente ambientale per la Costa d’Avorio, Cedric Lombardo.
L’Africa ha preso questa posizione perchè, come dice l’Ipcc, occorre ridurre i gas a effetto serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, per evitare i cambiamenti climatici catastrofici. Il continente ha assoluto bisogno di questo impegno da parte dei paesi più sviluppati, perché è il più vulnerabile alle conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici. Considerando poi, ricorda Cedric Lombardo, che le emissioni degli Stati africani sono minime rispetto a quelle della Cina, degli Stati Uniti, della Russia e dell’Europa.
Le nazioni africane hanno quindi ritenuto che il Protocollo di Kyoto, documento giuridicamente vincolante fino al 2012, non debba essere soppresso, come vorrebbero alcuni paesi, ma potrebbe piuttosto essere modificato. Stabilire un protocollo completamente nuovo vorrebbe dire doverlo poi farlo ratificare da tutti i parlamenti del mondo, cosa che richiederebbe un tempo troppo lungo, e l’Africa, che già soffre gli effetti del cambiamento climatico, non può certo perdere tempo e deve in fretta adattarsi ai cambiamenti climatici..
Nyaphisi ha sottlineato le richieste dell’Africa su tre punti critici per un accordo equo sul clima. 1) L’impegno a fornire finanziamenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo – 2) L’accordo sul trasferimento di tecnologie dai paesi sviluppati ai paesi in via di sviluppo – 3) Il potenziamento delle capacità per i paesi meno sviluppati per consentire loro di adattarsi ai cambiamenti climatici. E in ultimo se gli Stati Uniti sono riluttanti a ratificare il Protocollo di Kyoto, sia chiaro che senza di loro nessun impegno può essere seriamente assunto, insomma “non si va da nessuna parte”.
“Non è nel nostro interesse per fermare le discussioni – non possiamo farlo – ha detto Nyaphisi – Ma dobbiamo fare prevalere il nostro punto di vista”.