• Articolo , 9 ottobre 2008
  • Barroso: la crisi non sia scusa contro il pacchetto clima

  • Secondo il presidente della Commissione Europea è profondamente sbagliato invocare la crisi contro le misure a favore del clima

La critica severa è arrivata ieri sera, a Bruxelles, nei confronti di chi utilizza la crisi finanziaria per giustificare l’opposizione all’ambizioso pacchetto legislativo dell’Ue su clima ed energia. La tesi è sempre la stessa: la necessità di non imporre ulteriori costi ai sistemi economici e industriali dei paesi membri. Nell’attacco Barroso, che interveniva di fronte da una platea di industriali di “Business Europe” (la Confindustria dell’Ue) non ha mai citato l’Italia né altri Stati membri. Ma è noto a tutti che soprattutto dal governo italiano, con l’appoggio più o meno esplicito di alcuni paesi dell’Est, e in particolare della Polonia, che sono venute le critiche più violente proprio alla struttura del pacchetto.
“Dobbiamo stare attenti – ha ammonito Barroso – a non stabilire false dicotomie e non dobbiamo confondere le crisi di breve termine (quelle dei mercati, ndr) con gli imperativi di lungo termine (clima ed energia, ndr). Le istituzioni dell’Ue e degli Stati membri devono essere capaci di affrontare sia le sfide finanziarie che le difficoltà create dall’insicurezza energetica e dal cambiamento climatico. In effetti – ha ribadito il presidente della Commissione – non possiamo rinviare oggi la necessità di modernizzare l’economia europea per affrontare le sfide di domani”.
I costi del cambiamento climatico, secondo Barroso, saranno molto più alti, (secondo il rapporto Stern fino al 20% del Pil ogni anno), se non si procede immediatamente agli adattamenti necessari. Se al contrario si agisce subito, si può limitare il costo allo 0,5%” del Pil.
“Senza il pacchetto – ha sottolineato Barroso – l’Ue sarebbe molto più vulnerabile a eventuali shock energetici, con conseguenze potenzialmente drastiche per le nostre economie, che dipendono già dall’esterno per il 55% del fabbisogno, e si prevede per il 70% nel 2030”.
“Conseguire la copertura del 20% del fabbisogno energetico con le fonti rinnovabili, per esempio, significherebbe più di un milione di posti di lavoro in quest’industria entro il 2020. Per questo – ha precisato il presidente – oggi è più importante che mai andare avanti con il nostro pacchetto clima/energia, non a dispetto della crisi finanziaria, ma, almeno in parte, a causa di questa crisi”.
Barroso è fiducioso nell’approvazione del pacchetto entro la fine 2008, grazie alla collaborazione fattiva del presidente di turno dell’Ue, Sarkozy.
Inoltre ha replicato a chi vorrebbe snaturare il pacchetto, riferendosi alle posizioni, fra gli altri, del ministro italiano Ronchi e della Confindustria. Governo e industriali vorrebbero rinegoziare gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra e di sviluppo delle energie rinnovabili, assegnati all’Italia nell’ambito dei due traguardi europei per il 2020.
“Devo essere chiaro – dichiara senza mezzi termini Barroso – minori costi, minori sforzi, maggiori vantaggi per alcuni Stati membri significherebbero costi più alti, sforzi maggiori, minori vantaggi per gli altri. E quello cui, comunque, la Commissione si oppone strenuamente è qualunque tentativo di compromettere l’architettura complessiva del pacchetto. Idee del genere – avverte – non solo aumentano sensibilmente il rischio di un blocco nei nostri negoziati interni, ma rischiano anche di minare la nostra posizione nei negoziati internazionali, nonché l’integrità ambientale delle proposte”.
Nello stesso discorso, il presidente della Commissione ha invece sostenuto la posizione di quei governi che, come quello italiano, vorrebbero rilanciare il nucleare. “E’ necessario – ha osservato – continuare a stimolare un dibattito reale sul futuro dell’energia nucleare, che copre un terzo della generazione di elettricità in Europa e rappresenta una fonte di energia sicura, competitiva e a basse emissioni di carbonio”.
La Commissione, ha dichiarato infine Barroso, preparerà delle proposte per un miglior utilizzo delle fonti energetiche ‘indigene’ dell’Ue. Ciò vuol dire “sviluppare al massimo il potenziale europeo delle rinnovabili e affinare la tecnologia per la ‘cattura’ e lo stoccaggio del CO2, in modo da mantenere il carbone nel ‘mix’ energetico”. Ma significa anche, ha concluso, “tenere aperta l’opzione nucleare per quegli Stati membri che vogliono farne uso”.