• Articolo , 13 ottobre 2010
  • Batterie super-efficienti, il segreto è nel 2D

  • Una riprogettazione delle batterie di cloruro di sodio-nichel promette di superare alcuni degli ostacoli a lungo associati alle batterie ricaricabili, determinando un aumento dell’efficienza del 30%

(Rinnovabili.it) – Nella continua ricerca di sistemi di stoccaggio energetico sempre più efficienti e meno costosi, i ricercatori del Pacific Northwest National Laboratory (PNNL) del Doe statunitense sono riusciti ad aumentare le prestazioni delle normali batterie Nichel-Sodio-Cloruro in un modo molto particolare: appiattendole. Per gli scienziati si è trattato di riprogettare la tipica forma cilindrica sostituendola con un design quasi bidimensionale e ottenendo come risultato un’efficienza prestazionale migliorata del 30%. Attualmente la migliore soluzione per i dispositivi elettronici mobili di oggi è rappresentata dagli accumulatori al litio rappresentano una vera e propria promessa ad alta innovazione grazie alle loro caratteristiche di leggerezza ed alta capacità. Se paragonate poi con le batterie al nichel dimostrano un ritmo di auto-scarica notevolmente più basso, altro vantaggio non trascurabile. Di contro possiedono una vita più limitata ed un costo maggiore. Ecco perché i ricercatori statunitensi si sono concentrati su accumulatori tradizionali, che vantassero però materiali economici come nel caso delle pile Nichel-Sodio-Cloruro. L’indagine condotta nei laboratori del PNNL ha portato il team a trovare uno specifico disegno planare che consente un catodo più sottile e una superficie più ampia per un dato volume della cella. Poiché gli ioni possono agire in una zona più ampia e percorso più breve, si trovano di fronte ad una minore resistenza ulteriormente abbassata dall’incorporazione di uno strato di elettroliti solidi. Di conseguenza la batteria è in grado di funzionare a temperature più basse, pur mantenendo una potenza del 30 per cento maggiore rispetto a quella di una batteria di dimensioni analoghe ma con un design cilindrico. “Questa tecnologia mostra un potenziale nell’integrazione di una maggiore quantità di energia solare ed eolica nella nostra rete elettrica”, ha piegato Carl Imhoff del PNNL. Il nuovo design infatti permette ai componenti di essere facilmente in maniera tale da ottenere un insieme molto più compatto e rendendolo un’opzione interessante per l’immagazzinamento di energia su larga scala.