• Articolo , 12 dicembre 2008
  • Bio Plus e Plumavit: tradizione ed efficienza energetica

  • L’utilizzo nella costruzione di blocchi realizzati in materiali porizzati o in polistirolo espanso, porta all’unione di tradizione e innovazione, in modo sicuro e vantaggioso, apportando un effettivo risparmio energetico e un elevato comfort interno. È dunque innovativo, non solo il materiale stesso, ma anche il modo in cui i diversi componenti sono accoppiati realizzando l’opera […]

L’utilizzo nella costruzione di blocchi realizzati in materiali porizzati o in polistirolo espanso, porta all’unione di tradizione e innovazione, in modo sicuro e vantaggioso, apportando un effettivo risparmio energetico e un elevato comfort interno.
È dunque innovativo, non solo il materiale stesso, ma anche il modo in cui i diversi componenti sono accoppiati realizzando l’opera stessa: viene notevolmente migliorato il comfort abitativo nel rispetto dell’ambiente e semplificato il lavoro in cantiere.
Diverse sono le aziende Italiane che producono blocchi, termoisolanti, blocchi cassero, multistrato in accordo con la normativa di riferimento, ossia il Decreto legislativo 29 Dicembre 2006 n.311 _’Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 19 agosto 2005, n.192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell’edilizia’._

Plumavit è una mattonella di polistirolo espanso, che una volta colmata di calcestruzzo, commercializzata in Cile da Exacta, è ideale per le costruzioni di edifici a più piani, piscine, cantine. Versatilità, rapidità, qualità e semplicità di costruzione sono le principali caratteristiche di questo materiale innovativo: il semplice montaggio in fase di cantiere, riduce le difficoltà e le ore del lavoro programmato, diminuendo i costi sia in fase costruttiva, sia in fase progettuale. Infatti il sistema ad incastro maschio-femmina con cui sono fabbricate le due facce della ‘mattonella plumavit’ permette di assemblare, adattare e sagomare in modo veloce i diversi componenti, per poi puntellare la parete e colare direttamente il calcestruzzo.

BioPLUS di Paver Costruzioni S.p.a (“www.paver.it”:www.paver.it) è un sistema costruttivo brevettato, composto da blocchi a cassero in calcestruzzo alleggerito di argilla espansa LECA e inserto isolante in grafite. Il sistema permette di ottenere i vantaggi statici di una struttura scatolare e quelli di un reale comfort abitativo grazie alla sua massa e inerzia termica, eliminando i possibili ponti termici, tipici delle strutture tradizionali in muratura mista (travi in cls, tamponamenti in laterizio).
Tale sistema costruttivo può essere equiparato per le sue caratteristiche statiche ad una struttura a pannelli portanti (D.M. 16/01/96 – “Norme tecniche per costruzioni in zona sismica” e D.M. 14/9/2005 – “Norme tecniche per le costruzioni”) e quindi consente la realizzazione di edifici multipiano in zona sismica. Blocchi da parete, blocchi jolly ad angolo vengono posati a secco, senza uso di malta e riempiti con calcestruzzo ad ogni altezza di piano, previa sistemazione dei ferri di armatura. La geometria del blocco consente un’ottimale distribuzione del calcestruzzo all’interno della parete con conseguente formazione di diagonali resistenti all’interno del setto. Come già specificato l’incastro orizzontale e verticale di cui ogni blocco è dotato consente oltre ad una maggiore tenuta in fase di getto, anche una posa veloce rispetto ai sistemi tradizionali.
Il peso del blocco: kg13, Isolamento da cm 10 di spessore, con conducibilità termica: W/mK 0,033
La trasmittanza termica dell’intera stratigrafia muraria è W /m2K 0,30 -0,28, con una Resistenza termica di 3,12 mqK/W ed una conducibilità termica equivalente 0,107 W/mK.
Il contenimento dei consumi è l’obiettivo finale: primaria è l’attenzione al risparmio energetico, all’efficienza negli edifici e ad una progettazione sostenibile: si nota la necessità di soluzioni tecnologiche ed architettoniche il cui fine sia quello di generare progetti poco energivori e minormente inquinanti, con un basso livello di emissioni di Co2, tenendo come fattore principale l’impatto ambientale che genera l’opera e il suo consumo di territorio e risorse.