• Articolo , 2 luglio 2008
  • Biocarburanti: la II generazione potrebbe alimentare il 50% delle auto

  • Uno studio del Centro nazionale di Ricerca sulle Biomasse dell’Università di Perugia sostiene che in 10 anni il biodiesel e bioetanolo italiani potrebbero produrre fino alla metà del fabbisogno di carburante per il trasporto su gomma

Rosee previsioni per i biocarburanti italiani di seconda generazione, vale a dire quelli ottenuti dalla filiera ligno-cellulosica. Secondo le prospettive del Centro nazionale di Ricerca sulle Biomasse dell’Università di Perugia (CRB) sostituendo la benzina e il diesel con biodiesel e bioetanolo ottenuti in una decina d’anni l’Italia potrebbe arrivare a produrre dal 30 al 50% del fabbisogno di carburante per auto, senza entrare in competizione con la filiera alimentare. Recuperando paglia, cippato di legno, potature, residui della lavorazione del legno e colture infestanti, come la robinia pseudoacacia, CRB sostiene che si otterrebbero “carburanti a prezzi competitivi (il biocarburante di seconda generazione si potrebbe vendere ad 1 euro al litro), bassi costi e poco dispendio di energia per la produzione, nessuna riduzione di terreni destinati all’agricoltura tradizionale, efficienza di una filiera tutta nazionale e rispetto ambientale”. I dati, presentati nella proposta per il Documento propedeutico al piano nazionale dei biocarburanti e delle biomasse agroforestali per uso energetico, avallano l’ipotesi che con un’opportuna pianificazione e un investimento nazionale di 500 milioni di euro si possano realizzare 35 impianti e una produzione di circa 17 milioni di tonnellate l’anno di biocarburanti. Ed il tutto con tempi di ammortamento dei costi di circa cinque anni.