• Articolo , 27 luglio 2008
  • Biodiesel: una filiera sostenibile

  • Biocarburanti e trasporto pubblico urbano: insieme per l’ambiente. Durante il convegno dedicato all’utilizzo del biodiesel nel trasporto pubblico locale, tenutosi oggi al VEGA, Parco scientifico e tecnologico di Venezia, rappresentanti del mondo agricolo, istituzioni, aziende trasformatrici si sono confrontati sulle opportunità aperte dalla nuova normativa, che recepisce le direttive europee. Dal 2008, le compagnie petrolifere […]

Biocarburanti e trasporto pubblico urbano: insieme per l’ambiente. Durante il convegno dedicato all’utilizzo del biodiesel nel trasporto pubblico locale, tenutosi oggi al VEGA, Parco scientifico e tecnologico di Venezia, rappresentanti del mondo agricolo, istituzioni, aziende trasformatrici si sono confrontati sulle opportunità aperte dalla nuova normativa, che recepisce le direttive europee. Dal 2008, le compagnie petrolifere hanno l’obbligo (sanzionabile) di rispettare la quota del 2% di biocombustibili da miscelare ai carburanti tradizionali per autotrazione. Questa quota salirà al 3% già nel 2009. La Comunità europea prevede di salire al 5,75% entro il 2010.
Un’opportunità di crescita per il settore agricolo, soprattutto nel Nord- Est. Veneto e Friuli Venezia Giulia sono forti produttrici di derrate agricole, possiedono un efficiente sistema di produzione-trasformazione, dispongono di infrastrutture logistiche, di stoccaggio delle materie prime agricole e distribuzione di energia. Il Veneto, in particolare, lancia segnali positivi: le aziende agricole che coltivano cereali per usi energetici (colza, girasole, soia) sono passate in un solo anno da 54 ad oltre 1.000 e nel Friuli Venezia Giulia la situazione è altrettanto positiva. La filiera regionale o sovraregionale tra agricoltori, trasformatori e utilizzatori è di fatto già realizzabile.
Secondo i dati relativi ai consumi di carburanti nelle due regioni, nel Veneto nel 2010 serviranno 122 mila ettari per colture energetiche e 27 mila per il Friuli. Obiettivi raggiungibili, un quanto la nuova politica agricola comunitaria ha eliminato l’obbligo di mettere ‘a riposo’ il 10% dei terreni agricoli comunitari. L’utilizzo dei biocarburanti in miscela con il gasolio di origine fossile può contribuire allla riduzione dell’inquinamento da polveri sottili.
Una ricerca del Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università di Padova ha dimostrato con una serie di test che l’utilizzo di una semplice miscela di un 30% di biodiesel e un 70% di gasolio, consente di abbattere le polveri ultrasottili (cioè inferiori al PM 10) fino al 30% e diminuisce del 35 – 40% i pericolosi idrocarburi policiclici aromatici.
Per incentiva l’uso di biodiesel, la CNA di Venezia in collaborazione con Cereal Docks – azienda vicentina che si è recentemente dotata di un nuovo impianto con una capacità di 150 mila tonnellate anno per la produzione di biodiesel – ha avviato una sperimentazione in collaborazione con l’azienda veneziana dei trasporti pubblici locali: i bus delle linee 13 e 18 saranno alimentati con una miscela biodiesel al 30% e gasolio. Un piccolo, ma significativo contributo all’abbattimento delle emissioni nocive.
Secondo la Presidente di Assocostieri, l’associazione nazionale di produttori di biodiesel, Maria Rosaria Di Somma, la scelta dei biodiesel rappresenta una soluzione da perseguire: è disponbile subito, non richiede modifiche ai motori degli autoveicoli, ha prestazioni analoghe al gasolio, un’elevata biodegradabilità, non compromette scelte future sulle energie alternative come l’idrogeno e sviluppa un circolo virtuoso tra i settori agricolo ed energetico e l’ambiente.
Quali sono allora i problemi da superare? Il costo ancora elevato dei biocarburanti, anche se il gap rispetto al petrolio si va riducendo. La soluzione? La defiscalizzazione del biodiesel italiano utilizzato nelle flotte del trasporto pubblico. Per il Veneto si è calcolato che l’utilizzo sui mezzi pubblici di biodiesel richiede un contributo annuale pari a 5 – 6 milioni di euro.
La defiscalizzazione potrebbe sostenere i prodotti di origine nazionale impegnati nelle municipalizzate, con particolare riguardo a dove il problema è più acuto e sentito: ovvero nei centri urbani. E, per quanto riguarda l’accusa che le colture energetiche ‘rubano’ risorse a quelle destinate ad usi alimentari, risponde così Mauro Fanin presidente di Cereal Docks azienda leader nel settore della trasformazione di cereali per uso alimentare: ‘Utilizzando la miscela al 30% di biodiesel servono circa 20 mila tonnellate di prodotto che corrispondono a circa 20 mila ettari di terreno: circa il 10% della superficie coltivata a barbabietole da zucchero di qualche anno fa e ampliamente sovvenzionata. Le colture energetiche non affamano il mondo: l’80% dei cereali continua ad andare al consumo alimentare’.
r.a.