• Articolo , 23 maggio 2011
  • “Biodiversità a rischio 2011”: Legambiente fa il punto della situazione

  • Nonostante gli impegni internazionali la situazione di flora e fauna, sia marina che terrestre, non sono rassicuranti. Nicoletti: “Non bastano solo i proclami ma servono politiche attive per tutelare le specie a rischio”

(Rinnovabili.it) – A qualche mese dalla conclusione dell’Anno della Biodiversità Legambiente pubblica il dossier *“Biodiversità a rischio 2011”* nel quale ha descritto l’attuale situazione di flora e fauna a livello planetario. Il bilancio è per nulla positivo. Il documento evidenzia infatti un ritmo incalzante che caratterizza la perdita di specie animali e vegetali in percentuali che fanno spavento: il 60% degli ecosistemi risulta pericolosamente degradato, il 75% degli stock ittici sono pesantemente sfruttati e impoveriti. Abbiamo perduto il 75% della diversità genetica del patrimonio relativo alle colture agricole, mentre il 20% delle barriere coralline sono scomparse con la previsione che entro il 2050 il patrimonio sarà distrutto al 95%.

Per quanto riguarda la situazione in *Europa* il bilancio non è sufficientemente positivo. Solo il 17% delle specie e degli habitat e l’11% degli ecosistemi principali protetti dalla legislazione risultano in buone condizioni, mentre il 25% della fauna è a rischio di estinzione.
I dati, oltre a descrivere la situazione globale della fauna e della flora hanno lo scopo di sensibilizzare i cittadini alla salvaguardia degli habitat e delle biodiversità. “Nonostante ci sia ancora moltissimo lavoro da fare – ha dichiarato Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – ci sono alcuni segnali incoraggianti che arrivano da progetti specifici, realizzati ad esempio dalle Aree Protette, che dimostrano il valore e l’efficacia di queste istituzioni per la conservazione della natura e la salvaguardia delle specie a rischio. La tutela dei territori – aggiunge Nicoletti – è infatti una strategia efficace per contenere la perdita di biodiversità e non una limitazione libertà degli individui”.

*L’Italia*, territorio ideale per sperimentare progetti di conservazione, si presenta come una delle aree europee maggiormente ricche di specie animali e vegetali, con la presenza sul territorio di esemplari appartenenti alla metà delle specie di tutto il continente. Ricordando che il 2011 è l’anno Onu dedicato alla Foreste Legambiente nel documento ha voluto dare spazio all’importanza delle *aree boschive* del pianeta,a dedicando loro una intera sezione che evidenzia una crescita delle aree verdi a discapito delle aree agricole in Italia, una situazione che a livello globale risulta però allarmante, con una perdita annua che va dagli 11 ai 15 milioni di ettari distrutti a causa della deforestazione, dalle conseguenze del cambiamento climatico, dagli incendi e dalla conversione dei terreni in aree destinate all’agricoltura.
Ad essere danneggiati sono anche i *mari*, che necessitano di interventi urgenti nell’arco del prossimo ventennio, necessari alla salvaguardia di numerose specie in via d’estinzione: in particolare dovranno essere attuate azioni che blocchino l’acidificazione dei mari e che regolino i traffici marittimi. Preoccupanti i dati sulle condizioni del mar Mediterraneo, tra i protagonisti del *Protocollo di Nagoya*, che dovrebbe entrare in vigore dal 2012 e concentrarsi sulla tutela della flora e della fauna, sia marina che terrena, perseguendo i 20 target che spingono i firmatari alla riduzione delle emissioni, alla tutela delle specie, alla riduzione della pressione sulle risorse naturali.
Con un sostegno economico di un milione di euro fornito dal Global Environment Facility il Protocollo dovrebbe portare alla risoluzione di gran parte delle problematiche ambientali che stanno caratterizzando il Pianeta, affiancato dall’impegno europeo che si concentrerà nell’adozione di una nuove strategia al 2020 per il ripristino delle aree danneggiate e per la salvaguardia delle specie in pericolo . “Gli impegni assunti a Nagoya – conclude Nicoletti – e la Strategia Europea impegnano il nostro Paese ad avere un comportamento più coerente e virtuoso per contenere la perdita di biodiversità. Non bastano solo i proclami ma servono politiche attive per tutelare le specie a rischio, come l’orso, e soprattutto investimenti finanziari adeguati, partendo dalle risorse sulle aree protette, che non vanno tagliate ma incrementate”.