• Articolo , 16 dicembre 2010
  • Biodiversità: da Trevi una “carta” per una prossima rete nazionale di osservatori biodiversità

  • Creare una piattaforma di lavoro comune, che consenta agli osservatori regionali sulla biodiversità di “fare squadra”, operando secondo obiettivi e procedure condivise, e, al tempo stesso, di raccordarsi in modo uniforme, a livello nazionale, con l’Osservatorio Nazionale sulla Biodiversità, e, a livello europeo, con l’Agenzia Europea per l’Ambiente: è questo lo scopo della “Rete Nazionale […]

Creare una piattaforma di lavoro comune, che consenta agli osservatori regionali sulla biodiversità di “fare squadra”, operando secondo obiettivi e procedure condivise, e, al tempo stesso, di raccordarsi in modo uniforme, a livello nazionale, con l’Osservatorio Nazionale sulla Biodiversità, e, a livello europeo, con l’Agenzia Europea per l’Ambiente: è questo lo scopo della “Rete Nazionale degli Osservatori per la biodiversità”, che i rappresentanti degli Osservatori e delle Regioni, convenuti oggi a Villa Fabri di Trevi per iniziativa dell’Osservatorio dell’Umbria, hanno deciso di costituire, approvando una “carta”, che fissa una serie d’intenti e di obiettivi comuni. Se il 2010 è stato l’anno della biodiversità, ora – hanno sottolineato – è tempo di andare avanti e di tradurre dichiarazioni di principio e progetti in iniziative concrete: la costituzione della rete è una di queste, che dovrebbe veder la luce entro marzo 2011.
La rete – secondo quanto formulato dalla “Carta di Trevi” – servirà a far sì che gli Osservatori si dotino di un modello unico di gestione, elaborazione ed interrogazione dei dati, così da permettere la intercambiabilità e confrontabilità dei risultati ottenuti, e definiscano un “set” di indicatori e di indici comuni per il monitoraggio delle situazioni. Dovranno inoltre essere redatti piani di azioni annuali, contenenti linee-guida e obiettivi comuni, per facilitare al meglio il rapporto e l’interfaccia con l’Osservatorio Nazionale sulla Biodiversità e l’Agenzia Europea dell’Ambiente, soprattutto per quanto riguarda – ha sottolineato il dirigente del Servizio Aree Protette della Regione Umbria, Paolo Papa, che ha introdotto i lavori con il sindaco di Trevi Giuliano Nalli -, la partecipazione a progetti europei.
“Il livello regionale – ha affermato Antonio Boggia dell’Università di Perugia, coordinatore scientifico dell’Osservatorio dell’Umbria – riveste un ruolo centrale nella tutela e nella valorizzazione della biodiversità -; dagli Osservatori regionali – ha proseguito – deve venire un forte impulso per costruire una strategia nazionale, basata su un approccio multidisciplinare: è questa la strada scelta dall’osservatorio umbro, che unisce, nello studio della biodiversità, gli aspetti naturalistici a quelli antropici, connessi all’attività dell’uomo”.
“La costituzione della rete degli Osservatori – hanno detto Laura Pettiti e Nicoletta Tartaglini, rappresentanti del Ministero dell’Ambiente – è un fatto importante, capace sia di dare un contributo ad un grande ‘progetto-pilota’ sulla biodiversità, sia di migliorare, con i suoi effetti, tutte le politiche connesse con il governo del territorio. All’interno del quadro strategico rappresentato dall’Osservatorio Nazionale – hanno spiegato – è fondamentale che le realtà regionali facciano rete, adottando un modo di operare comune, di sostanza e non di facciata, che sia in grado di ottimizzare le risorse a disposizione”.
“Il tema della biodiversità è fondamentale anche nella programmazione dello sviluppo rurale”, ha sottolineato Camillo Zaccarini del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, aggiungendo che la Rete Rurale Nazionale dovrebbe coordinarsi con la costituenda Rete Nazionale degli Osservatori. Di avviso analogo anche l’assessore all’Agricoltura della Regione Umbria Fernanda Cecchini, che da Roma, impegnata in una riunione degli assessori regionali, ha inviato un messaggio di saluto ai partecipanti al convegno di Trevi: “Nella verifica dello stato di attuazione del ‘Piano di Sviluppo Rurale’, svoltasi ieri a Perugia, abbiamo sottolineato l’importanza essenziale della tutela della biodiversità, di cui – ha detto – anche gli agricoltori sono di fatto interpreti, con il loro ruolo di presidio attivo del territorio agricolo”.