• Articolo , 21 gennaio 2011
  • Biofuel: dubbi sui vantaggi della jatropha

  • Secondo quanto riportato nella relazione pubblicata dall’Associazione sarebbero non del tutto veritieri i benefici ambientali ed economici correlati alla coltivazione di jatropha per la produzione di biodiesel

(Rinnovabili.it) – La jatropha, pianta i cui semi notevolmente oleosi vengono utilizzati per la produzione di biocarburante, non sarebbe un investimento proficuo né tantomeno sostenibile. L’affermazione, contenuta in un rapporto pubblicato da Friends of the Earth, sostiene che la lavorazione del vegetale non contribuisce alla riduzione delle emissioni che stanno danneggiando l’atmosfera, né a limitare i danni causati dal cambiamento né tantomeno a supportare le popolazioni più povere.
La jatropha è stata a lungo pubblicizzata per essere un tipo di arbusto adatto ad essere coltivato in terreni marginali e con un alto potenziale di estrazione di oli adattati ad essere processati per l’ottenimento di biodiesel. In questo modo le comunità residenti nelle zone idonee alla coltivazione potevano trarre benefici sfruttando aree normalmente lasciate in stato di abbandono. L’opportunità che ha spinto molti degli investitori a concentrarsi in questo settore è la possibilità, secondo quanto diffuso dalle industrie, di utilizzare il biofuel nell’aviazione ma ad oggi le verità sembrano essere altre. Nella relazione intitolata ‘Jatropha: money doesn’t grow on trees’ (Jatropha: i soldi non crescono sugli alberi), vengono smentite le caratteristiche miracolose attribuite alla pianta che ha fatto registrare uno scarso rendimento a livello di raccolto.
“Le società europee di investimenti hanno affermato che la jatropha garantisce elevati ritorni sui terreni marginali – ma le promesse sono ben lungi dall’essere realistiche,” ha detto Paul de Clerck, coordinatore del programma giustizia economica per Friends of the Earth Europe. “Molti progetti sono già stati abbandonati perché i rendimenti sono rimasti al di sotto delle aspettative, anche su terreni ottimali.”
Nella relazione viene inoltre sottolineato come, all’interno dei dati che stabiliscono il livello di emissioni evitate grazie alla coltivazione della pianta, non vengono però calcolate le emissioni causate dal cambio d’uso del suolo, che influisce notevolmente. Convertire un pascolo a coltivazione infatti può far registrare un aumento della CO2 da 17 a 420 volte superiore rispetto alla riduzione degli inquinanti determinata dall’utilizzo di biocarburanti al posto dei fossili. Altra criticità riscontrata dall’Associazione autrice del rapporto le enormi quantità di acqua di cui necessitano gli impianti per la lavorazione della jatropha, una risorsa scarsa che viene sottratta ai contadini e alle comunità locali limitrofe alle coltivazioni.
A tal proposito Mariann Bassey, coordinatrice del settore Cibo e Agricoltura per Friends of the Earth Nigeria ha espresso le proprie perplessità sottolineando come, nonostante i prezzi dei generi alimentari siano in costante aumento, si continuino a togliere all’agricoltura terreni che vengono utilizzati per la produzione di materie prime utili alla produzione di biocarburanti concludendo “Vogliamo che l’agricoltura ci permetta di far crescere il cibo per le persone”.