• Articolo , 21 novembre 2008
  • Biofuel: Italia lavora a commodity globale

  • L’Italia e il Brasile si dichiarano d’accordo e premono nella trasformazione in una ‘commodity’ dei biocombustibili, aprendo il mercato e favorendone l’importazione per far fronte al fabbisogno futuro

Brasile e Italia ritengono che i biocombustibili debbano trasformarsi al più presto in “commodity”, ovvero in un mercato effettivo, controllato sui prezzi e disciplinato da normative internazionali. La convergenza è stata raggiunta all’interno della sessione intergovernativa della I Conferenza Internazionale sui Biocombustibili in corso a San Paolo (Brasile). Il Direttore Generale del Ministero dell’ Ambiente italiano, Corrado Clini, ha pronosticato che l’Unione Europea dovrà importare nel 2020 la maggior parte del biodiesel e dell’etanolo, per soddisfare le sue mete di rinnovamento energetico. Data la sua strategicità sul mercato globale quindi, l’etanolo, prodotto in Brasile dalla canna da zucchero e negli US dal granoturco, è ormai al centro della discussione brasiliana richiamando l’interesse di ben 88 paesi. L’esigenza di una ‘commodity’ nasce dalla constatazione che l’Unione Europea non sarà capace di integrare adeguatamente la sua matrice energetica con la produzione di biofuel, in modo tale da soddisfare completamente la sua richiesta futura, risultando pertanto necessaria l’importazione dei biocombustibili dal resto del mondo. A tal proposito, il Ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, ha ribadito la necessità di aprire il mercato ai paesi più poveri eliminando i sussidi agricoli e le barriere commerciali vincolanti i paesi ricchi. Il processo di conversione ad alimentazione a biofuel è ormai avviato, tanto che il Brasile, maggior esportatore mondiale di etanolo da canna da zucchero, prevede, nel dicembre di quest’anno, una produzione di 7 milioni di macchine “flex”, ossia auto con motori alimentabili indifferentemente con alcol di canna da zucchero o a benzina.