• Articolo , 14 settembre 2010
  • Biogas, l’Europa indaga il suo potenziale di produzione

  • Tutela e uso consapevole delle risorse naturali: questi gli obiettivi del progetto europeo SEBE, attuato nell’ambito del Programma europeo Central Europe e sostenuto dal FESR con 2,6 milioni di euro

(Rinnovabili.it) – Fattore chiave all’interno dell’impegno comunitario a produrre il 20% della propria energia da fonti rinnovabili, il biogas si presenta come uno dei vettori energetici più duttili. Adattabile sia alla produzione di elettricità che di calore, può rispondere alle necessità di un eco-combustibile per il trasporto e, miscelato al metano, essere immesso nella rete nazionale di distribuzione del gas. Di fronte a questa allettante versatilità i ricercatori del progetto _SEBE – Sustainable and Innovative European Biogas Environment)_ stanno indagando quali tecnologie e contesto normativo risultino più adatti a una produzione diffusa ma nel contempo sostenibile sul territorio europeo.
“La produzione di biogas si avvale di un processo anaerobico naturale e fornisce un ambiente tecnico controllato che consente la cattura e l’utilizzo dei gas prodotti”, spiegano i ricercatori. Nel contesto comunitario ci sono paesi che hanno da tempo colto questo potenziale, come la Germania che ha già installato circa 5.000 impianti per la produzione del biocarburante in questione. Tuttavia, in altri Stati membri permane ancora un radicato scetticismo, in particolar modo sulla redditività economica degli impianti a biogas. In tale contesto SEBE è determinato a rispondere ai critici attraverso la diffusione delle possibilità e potenzialità del prodotto e il supporto ad un quadro politico che renda il biogas un provider energetico di successo. Tra i vari obiettivi del progetto i ricercatori elaboreranno anche delle linee guida e una strategia transnazionale per l’istruzione e la formazione nel settore del biogas, realizzando un servizio di consulenza per lo sviluppo regionale.
SEBE ha ricevuto dall’Unione Europea 2,6 milioni di euro provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e vede attualmente coinvolti l’Environment Park di Torino e il Crpa di Reggio Emilia assieme ad altri 12 partner provenienti da Austria, Slovenia, Polonia, Slovacchia, Germania, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria.