• Articolo , 27 settembre 2010
  • Biometano, Maullu: servono incentivi governativi

  • “L´Italia risulta essere il terzo produttore di biogas, ma, considerando la produzione primaria per 1000 abitanti, il nostro Paese è solamente al dodicesimo posto, con 6,1 tonnellate equivalenti di petrolio ogni 1000 abitanti. Il biometano sarebbe una soluzione particolarmente indicata sia per la Lombardia, che ha una rete capillare di gasdotti a bassa pressione – […]

“L´Italia risulta essere il terzo produttore di biogas, ma, considerando la produzione primaria per 1000 abitanti, il nostro Paese è solamente al dodicesimo posto, con 6,1 tonnellate equivalenti di petrolio ogni 1000 abitanti. Il biometano sarebbe una soluzione particolarmente indicata sia per la Lombardia, che ha una rete capillare di gasdotti a bassa pressione – quindi compatibili con l’immissione di biogas – che per il Paese, che a livello mondiale ha più veicoli a metano (400 mila su un totale di 6 milioni) in circolazione. Peccato che in Italia la produzione di biometano non goda di nessun tipo di incentivo”. E’ quanto ha ribadito oggi l’assessore al Commercio, Turismo e Servizi Stefano Maullu, intervenendo al convegno “Il Biogas e il Biometano in Europa, esperienze e prospettive di sviluppo”.
“Come carburante rinnovabile – ha proseguito l’assessore – il biometano ha un’efficienza ben maggiore rispetto agli altri: se da un ettaro di coltura energetica si ricavano circa 14 chilowattora trasformandola in biodiesel, producendo biometano con lo stesso ettaro i kWh ottenuti diverrebbero 59. Biogas e biometano assieme potrebbero coprire il 7-8% del fabbisogno elettrico, mentre il biometano potrebbe soddisfare il 10% del fabbisogno di gas naturale, in crescita e dipendente dalle importazioni”.
A godere di incentivi generosi in Italia è invece la produzione di energia elettrica da biogas. Se in Germania l’incentivazione – che è modulata a seconda della tecnologia usata, del tipo di substrato da cui si parte e di altre variabili – arriva al massimo a 22-23 euro cent/kWh, nel nostro Paese 22 euro cent/kWh è la tariffa base, in vigore da gennaio 2009, per tutti gli impianti a biogas inferiori al megawatt.
Quali sono i freni alle potenzialità di sviluppo? “Il primo – ha sottolineato Maullu – è sicuramente una burocrazia spesso difficile da interpretare. Incentivi ancora incerti e una normativa bizantina che, come si scopre dalle domande del pubblico di operatori del settore, lasciano zone d’ombra e ambiguità irrisolte. Gli investimenti in questo settore hanno bisogno di un alto grado di pianificazione, su diversi livelli: dall’impianto alla filiera di approvvigionamento, la difficoltà di coordinare questi livelli dal punto di vista burocratico e l’incertezza normativa si riflettono negativamente sull’accesso al credito”.

“Questi sono temi che dovremo affrontare insieme con le altre Regioni – ha proseguito l’assessore regionale – per promuovere una politica comune a sostegno delle energie intelligenti, attraverso incentivi alla produzione del metro cubo di biometano immesso nella rete gas, analogamente a quanto avviene per la produzione di energia elettrica da biogas”. Un diverso sistema di incentivi, che permettesse per esempio, come avviene in Svezia, di detassare completamente il biometano, lo renderebbe interessante in modo particolare per i trasporti. La possibilità di pompare il biometano in rete risolverebbe inoltre tutti i problemi di stoccaggio del biogas, ottimizzando il rendimento degli impianti.
Tenendo conto che gli impianti devono poter essere il più vicino possibile ai punti di produzione della biomassa, la strategia più opportuna è quella di piccoli impianti decentrati, destinati alla produzione di energia elettrica e calore per i fabbisogni dell’azienda: impianti consortili per territori a vocazione
agricolo-zootecnica e agroindustriale e impianti a servizio di città e bacini (consorzi o unioni di comuni, ambiti territoriali ottimali), destinati alla produzione di biometano da immettere nella rete o da utilizzare come carburante per la flotta delle auto e dei mezzi pubblici.
“Dobbiamo lavorare affinché le case di produzione automobilistica siano coinvolte in progetti pilota che
interessino i nostri territori – ha concluso Maullu -, ribaltando una comune credenza che vuole il nostro Paese scarsamente adatto a prodotti pure-powered, ovvero a emissioni ridotte. La rete dei distributori di biogas è un obiettivo prioritario, ma dobbiamo promuovere ancor di più una cultura dell’uso dell’automobile ecocompatibile e capace di sfruttare al meglio le energie pulite. Una proposta culturale prima ancora che operativa. L’una senza l’altra è destinata a fallire”.