• Articolo , 8 febbraio 2010
  • Brasile: la diga idroelettrica da 11 GW infiamma il dibattito

  • Il controverso piano governativo per costruire un’immensa diga nella foresta pluviale ha ottenuto l’approvazione dell’IBAMA ma acceso le polemiche da parte di attivisti ambientali e delle tribù indigene che ora si preparano ad una contromossa

(Rinnovabili.it) – L’Istituto Brasiliano dell’Ambiente e delle Risorse Naturali (IBAMA) ha concesso nei giorni scorsi la licenza preliminare per realizzare la controversa centrale idroelettrica di Belo Monte, sul fiume Xingu, l’immenso progetto voluto dal Governo per rispondere alle esigenze di un’economia nazionale in piena crescita. Una volta realizzato l’impianto sarà la terza più grande diga idroelettrica del mondo dopo quella delle Tre Gole in Cina e la brasiliana Itaipu, ma come ogni immensa opera dell’uomo esistono dei contro affatto sottovalutabili che hanno già mobilitato ecologisti, le tribù indigene e persino una personalità del calibro di Sting.
I 10 miliardi di dollari circa necessari al progetto serviranno a realizzare gli 11 GW di capacità a discapito però dei quasi 500 mila metri quadrati di foresta amazzonica che verrebbero letteralmente sommersi da 200 milioni di litri d’acqua e dell’avacuazione forzata delle comunità indigene che vivono nel loro territori tradizionali lungo 100 chilometri delle coste fluviali. Nonostante l’IBAMA abbia imposto all’esecuzione dei lavori una quarantina di condizioni, tra cui la costruzione di nuove scuole e d’ospedali nella regione, opere di bonifica ed un piano di conservazione ambientale, la questione resta spinosa soprattutto da momento che le tribù del luogo non erano a conoscenza dei piani governativi.
Per Luis Xipaia, Capo Tribù e presidente del Conselho Indígena de Altamira (Coia) non ci sono mezzi termini: “Il governo riuscirà a costruire l’impianto solo se ucciderà tutti gli indiani che vivono qui. Il fiume Xingu si tingerà di rosso di sangue. Siamo stati dimenticati, trascurati e privati del diritto di dire cosa pensiamo di questa diga. La nostra resistenza sarà maggiore di quanto lo sia stata quella del Raposa Serra do Sol”.
Il Vescovo della regione, Erwin Kräutler, è tra i più fieri oppositori: “Il progetto sottovaluta completamente le conseguenze che saranno irreversibili. Il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha promesso di parlare con la popolazione, ma finora non vi è stato alcun dialogo”.
A catturare l’attenzione mediatica sulla questione era stato già Sting, fondatore della Rainforest foundation in difesa degli indiani dell’Amazzonia, denunciandone l’impatto ambientale nel novembre scorso dal palco di un suo concerto.
E mentre Xipaia ha annunciato la redazione una petizione da parte dei rappresentanti di tutti i villaggi e ha organizzato per oggi una riunione decisiva sulle azioni da adottare per evitare che il progetto idroelettrico vada avanti, sembrerebbe che anche la stessa procura brasiliana inizi a fare qualche passo indietro a causa delle preoccupazione di un aumento delle persone in cerca di lavoro.