• Articolo , 3 dicembre 2007
  • Brindisi: Greenpeace blocca navi carbonifere

  • Attivisti di Greenpeace hanno effettuato un’azione di protesta oggi, nel porto di Brindisi, su una nave carbonifera da oltre 36.000 tonnellate di stazza. Sulla fiancata della nave “Seaflower” gli attivisti hanno dipinto due messaggi: “No carbone” e “Stop coal save the climate” per ricordare che il carbone è la prima causa del riscaldamento globale del […]

Attivisti di Greenpeace hanno effettuato un’azione di protesta oggi, nel porto di Brindisi, su una nave carbonifera da oltre 36.000 tonnellate di stazza. Sulla fiancata della nave “Seaflower” gli attivisti hanno dipinto due messaggi: “No carbone” e “Stop coal save the climate” per ricordare che il carbone è la prima causa del riscaldamento globale del Pianeta. L’azione è stata compiuta oggi in occasione dell’apertura del vertice delle Nazioni Unite a Bali sui cambiamenti climatici. All’operazione partecipano dieci attivisti su due gommoni e l’equipaggio internazionale (circa 30 persone) della nave di Greenpeace Arctic Sunrise. Altre azioni del genere sono state effettuate recentemente in India, Indonesia, Spagna, Regno Unito e Israele.
Oltre ad essere il combustibile fossile con le più alte emissioni specifiche di gas serra, il carbone è la prima fonte al mondo per la generazione elettrica. In Italia, il carbone utilizzato per alimentare centrali termoelettriche è causa di circa 41 milioni di tonnellate all’anno di CO2. Il dato potrebbe raddoppiare in futuro, in seguito alla ulteriore conversione a carbone di vecchi impianti. “Enel è il primo killer del clima in Italia” spiega Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace “e intende aumentare la produzione da carbone fino al 50% della propria capacità, compromettendo definitivamente le possibilità dell’Italia di soddisfare gli impegni nazionali per Kyoto”.
Mentre i leader giungono a Bali (Indonesia) da tutto il mondo, Greenpeace continua la propria attività di denuncia contro la pericolosa dipendenza energetica dal carbone. “Il riscaldamento globale è il più grave problema ambientale che l’umanità si trova ad affrontare” afferma Emily Rochon, di Greenpeace International. “Se non saremo in grado di ridurre la nostra dipendenza dal carbone, getteremo al vento ogni speranza di contrastare i fenomeni in atto”.
I risultati della Conferenza di Bali ci diranno se è possibile dare un futuro al Protocollo di Kyoto così da mantenere l’aumento della temperatura media del Pianeta al di sotto di +2°C, soglia di irreversibilità del fenomeno. Per fare questo è necessario che le emissioni di gas serra mondiali vengano stabilizzate al 2015, in vista di un loro dimezzamento al 2050. “Greenpeace chiede ai governi riuniti a Bali di definire un percorso preciso per le trattative, in modo che i nuovi impegni vengano definiti al più tardi entro il 2009” sostiene Rochon.
Non è troppo tardi per agire, ma occorre un chiaro impegno da parte dei Governi riuniti a Bali. La vera soluzione è avviare una rivoluzione energetica fondata sul rapido sviluppo di fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica, oltre alla conservazione delle foreste la cui distruzione costituisce un quinto delle emissioni mondiali di gas serra.
“L’Italia è un perfetto esempio di incoerenza politica per il clima: pur appoggiando gli obiettivi di Kyoto a livello internazionale, non sta facendo nulla per ridurre le emissioni nazionali di CO2” afferma Tedesco. “Il Governo è azionista di maggioranza dell’Enel con il 30% delle azioni, e il Ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani sostiene apertamente l’espansione del carbone in Italia voluto dalla Società”.