• Articolo , 8 giugno 2007
  • Bush manda all’aria il G8

  • All’indomani del meeting sull’ambiente i politici smorzano i toni dell’insuccesso e dichiarano una inspiegabile soddisfazione. Critici e negativi gli ambientalisti che giudicano il risultato una vera sconfitta

All’indomani dell’accordo sul clima raggiunto al G8 si segnalano reazioni contrastanti.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, *Ban Ki Moon*, ha accolto con favore l’intesa sulla riduzione dei gas serra sancito, anche se non in maniera vincolante, tra i Paesi riuniti al vertice di Heiligendamm. Ban Ki-moon “è molto incoraggiato dal loro impegno verso un processo multilaterale all’interno del quadro dell’ONU”, ha dichiarato la portavoce aggiunta dell’ONU Marie Okabe.
Si tratta di un “ridicolo compromesso formale”, ha attaccato il presidente dei Verdi tedeschi, *Reinhard Buetikofer*.
Drastico il giudizio di *Greenpeace*: “il G8 ha fallito”, ha detto ad Apcom l’esperto di questioni climatiche Tobias Muenchmeyer. “Gli otto non sono riusciti a raggiungere l’obiettivo di una riduzione di due gradi della crescita delle temperature globali”: quella che Merkel aveva dichiarato essenziale. Positivo, secondo Greenpeace, è invece l’impegno a iniziare alla Conferenza di Bali di fine anno il processo verso un accordo post-Kyoto (il protocollo, mai firmato dagli Usa, scade nel 2012).
In una posizione intermedia il *Wwf*: “Il fatto che si ribadisca che UE, Giappone e Canada abbiano deciso di tagliare la Co2 del 50% entro il 2050 significa essere più vicini alla fase delle azioni concrete per combattere i cambiamenti climatici – afferma *Hans Verolme*, direttore della Campagna clima del Wwf internazionale – siamo felici che le nazioni più potenti del mondo siano pronte ad iniziare i negoziati sul clima di Bali il prossimo dicembre, e che vogliano concludere un accordo “salva-clima” nel 2009. A Bali verificheremo se l’accordo di oggi produrrà i suoi frutti”.
Il Presidente del Consiglio *Prodi* ha aggiunto alle dichiarazioni di ieri: “Il presidente americano ha capito di non avere altra scelta. Ma ha avuto bisogno di un po’ di tempo, per adeguare la sua opinione ai nuovi eventi”.
*Maurizio Gabbiotti*, coordinatore della segreteria nazionale di *Legambiente*, presente al vertice di Heiligendamm come osservatore, è soddisfatto della bozza finale sul clima. “Un testo ancora non del tutto chiaro – dice – che lascia però ben sperare per il post Kyoto. (…) Nonostante le pressioni e il tentativo di boicottaggio da parte del governo Usa, che propone un piano svincolato dagli accordi internazionali, il percorso di riduzione continuerà, fortunatamente, a essere interno all’ONU. E’ questa, infatti, l’unica strada da seguire per combattere davvero il riscaldamento globale”.
Anche se Bush non ha personalmente commentato il risultato del vertice sul clima, il suo consigliere per la Sicurezza nazionale Stephen Hadley è sembrato soddisfatto. Di sicuro il compromesso di Heiligendamm prepara un quadro articolato per dei negoziati ONU vincolanti, che potrebbero davvero finire entro il 2009.

Giovedì 07/06/07

La sessione dedicata all’Ambiente si chiude con un triplo salto mortale di Angela Merkel che pur non essendo riuscita a far cambiare idea a Bush, cerca di far passare il fallimento di un mancato accordo per un mezzo successo visto che, come anticipano delle voci, nel documento finale non si faranno cifre nè si avranno vincoli precisi. Solo una nota a piè di pagina farebbe riferimento alla recente analisi dell’IPCC e appello alla buona volontà degli stati. Ma l’acrobazia non è riuscita e un mancato impegno da parte degli Stati Uniti ha impedito anche agli stati della Ue di fissare dei parametri vincolanti e precisi.
Insomma si parla genericamente di impegni, di riduzioni sostanziali, ma si tacciono cifre e ordini di grandezza.
Oltre a scontentare gli ambientalisti, questo scivolone del G8 sull’ambiente e sul clima ha innescato una protesta che si è manifestata con inseguimenti per terra e per mare. Infatti 11 gommoni di Greenpeace sull’acqua e altri dimostranti, via terra, hanno raggiunto la recinzione del luogo del vertice, ingaggiando scontri con le forze di polizia sbarcate da 20 elicotteri.

*Pecoraro Scanio si allinea alla Merkel*

“Dalle prime notizie, poi leggeremo il documento ufficiale, mi sembra che avendo rischiato il fallimento totale c’è una soddisfazione rispetto ad un piccolo passo avanti nel riconoscere, da parte di tutti i paesi del G8, la necessità di tagliare del 50% le emissioni entro il 2050. Per ora è un’affermazione di principio. Resta il macigno, una differenza di valutazione se noi lo perseguiamo con accordi volontari, come vorrebbero gli Usa, o invece, come l’Unione europea chiede, con un sistema di tagli obbligatori alle emissioni”. In ogni caso, “se questo di oggi è davvero un risultato lo si vedrà a Bali, al Summit di dicembre della Convenzione sui cambiamenti climatici, dove si dovrebbe rinnovare il protocollo di Kyoto per gli anni successivi al 2012”.

*Dichiarazioni e commenti*

A seguito delle decisioni degli otto grandi riuniti a Heiligendamm sui cambiamenti climatici, raccogliamo le prime reazioni del mondo politico.
Il cancelliere tedesco *Angela Merkel* ha parlato di “enorme passo avanti” verso la dimensione ONU di tutta la problematica sul clima. “Il compromesso – ha osservato – è un importante segnale per la conferenza sul clima di dicembre a Bali”. “Il processo in ambito ONU – ha aggiunto – è la sede più appropriata per i negoziati sul clima”. Merkel ha sottolineato che l’appoggio maggiore alle sue proposte sul clima è venuto da Francia, Gran Bretagna e Italia.
“È un grandissimo risultato”: così il presidente della Commissione UE, *Josè Manuel Durao Barroso* ha commentato l’accordo. La Commissione UE ha fatto da apripista all’intesa che impegna anche Russia e Usa a “prendere seriamente in considerazione” la decisione di UE, Canada e Giappone di ridurre di almeno il 50% la quantità di emissioni da qui al 2050.
Il premier inglese *Tony Blai*r ha parlato di “grande passo avanti” ed ha aggiunto: “Per la prima volta, noi abbiamo la possibilità di concludere un accordo internazionale su una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, che include tutto il mondo. E questo è molto importante”. Ad una domanda dei giornalisti sul carattere non vincolante dell’intesa raggiunta, Blair ha rilevato che “un accordo di questo tipo non poteva essere concluso al summit” perchè richiede di avere tutti quanti i Paesi attorno al tavolo.
Per il presidente francese *Nicolas Sarkozy*, l’accordo sul clima raggiunto al G8 è un progresso insperato. “Abbiamo fatto un passo in avanti. Ed è abbastanza insperato rispetto alla base di partenza”, ha commentato Sarkozy al termine di un incontro con il premier Tony Blair.
Il nostro Presidente del Consiglio, *Romano Prodi*, si dichiara “soddisfatto” per l’intesa raggiunta dagli otto grandi. “Abbiamo raggiunto un buon compromesso – dice – con un documento che si impegna ad assumere una azione più forte e rapida per contrastare i cambiamenti climatici e stabilizzare le concentrazioni di gas serra ad un livello che dovrebbe prevenire interferenze pericolose per la salute dell’uomo e del clima”.

Mercoledì 06/06/07

_Il presidente Usa porta scompiglio sui temi ambientali del G8 che si aprirà ufficialmente stasera. Le sue dichiarazioni smentiscono le sue stesse parole di qualche giorno fa, le convinzioni di Tony Blair, mettono in imbarazzo Angela Merkel e trascinano il Giappone in una imprevista marcia indietro_

Inizia ufficialmente stasera a Heiligendamm, in Germania, il summit che vedrà impegnate le maggiori potenze mondiali su grandi temi ambientali e sociali. All’ordine del giorno la scottante questione della riduzione delle emissioni di Co2. Ma già prima di pranzo uno dei responsabili americani per i temi ambientali, Jim Connaughton, dichiarava alla stampa che, diversamente da quanto richiesto dalla Germania, il comunicato finale del G8 non stabilirà nessun obiettivo globale a lungo termine sul tema della riduzione delle emissioni e che l’America potrà stabilire un suo autonomo obiettivo. A supporto di questa decisione Connaughton ha precisato che: “Non abbiamo ancora avviato le discussioni con Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica, Australia, Corea del Sud e altri importanti paesi e fintanto che non avremo trovato un punto di consenso tra tutti non ci sarà alcun obiettivo collettivo”.
A questo punto Bush stesso a pranzo con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha sostanzialmente confermato questa linea politica insistendo su un accordo per il dopo Kyoto e quindi, evidentemente, senza la volontà di raggiungere durante questo vertice del G8 un accordo con la Ue e gli altri partecipanti. Il presidente Usa, nonostante le dichiarazioni rilasciate alla vigilia del meeting, continua ad affermare concetti vaghi: “Ho il forte desiderio di lavorare con lei – ha detto Bush riferendosi alla Merkel – a un accordo post-Kyoto e su come raggiungere i principali obiettivi. Uno di questo è la riduzione dei gas da effetto serra”.
È fin troppo evidente che la riduzione dei gas serra non è una dichiarazione di intenti all’altezza della situazione, soprattutto se enunciata dal presidente di un paese che, secondo una ricerca dell’Ecofys, occupa il primo posto per la peggior politica ambientale tra i paesi occidentali più industrializzati ed è sicuramente tra i maggiori produttori di Co2 al mondo.
Coerente alla politica delle mani libere, anche in campo ambientale, Bush decide che gli Usa faranno quello che vorranno, nei tempi da loro decisi. Un sonoro schiaffo non solo alla Comunità europea, da tempo schierata su tutt’altre posizioni, ma anche al suo più vicino alleato, l’inglese Tony Blair che, non più tardi di ieri si dichiarava fiducioso di portare l’amico americano a concordare una politica ambientale con gli altri interlocutori del G8.

*Angela Merkel, Presidente di turno europeo*

Nonostante l’amaro pranzo con Bush, e forse in ossequio al suo ruolo di presidente europeo, Angela Merkel ha dimostrato tutta la sua diplomazia dichiarando: “Abbiamo ottime chance – riferendosi al presidente Usa – di raggiungere posizioni comuni, siamo d’accordo su moltissime questioni ma su alcuni punti dovremo ancora lavorare”. Nel complesso, comunque, ha affermato ancora la presidente di turno del G8, forse sbilanciandosi un po’ troppo: “il colloquio è stato piuttosto buono e un successo. Spero che dal vertice si avrà un segnale comune”.

*Shinzo Abe, premier giapponese*

Sembra aver fatto marcia indietro anche il governo nipponico, che pochi giorni fa era pronto ad una svolta ambientalista. Il premier giapponese Shinzo Abe, aveva infatti preso parte ad un incontro preliminare al G8, dove, insieme al cancelliere tedesco Angela Merkel e al presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, aveva stabilito la necessità di porre un obiettivo di riduzione di Co2 di almeno il 50% entro il 2050. In un incontro con i giornalisti nipponici però, precisa l’agenzia Kyodo, Abe “ha lasciato intendere che non insisterà per stabilire un obiettivo numerico del genere durante l’imminente vertice del G8, evidentemente in considerazione dell’opposizione statunitense”. La Kyodo precisa che Abe ha giustificato la sua marcia indietro affermando: “la cosa importante è che il mondo avanzi non solo in termini di obiettivi numerici, ma verso una meta comune con reciproca comprensione”.

*Ermete Realacci, Italia, Presidente Commissione Ambiente della Camera*

Così ha commentato Ermete Realacci, le dichiarazioni americane: “Si è scoperto il bluff di Bush: il tentativo di apparire un leader attento alle questioni climatiche è durato giusto il tempo di finire sulle prime pagine dei principali quotidiani internazionali. Nessuna svolta ambientalista, dunque, ma solo una scoraggiante conferma”. “Non è certo una bella notizia – prosegue Realacci – e quello che doveva essere il vertice del clima, rischia di naufragare ancor prima di partire. L’Europa deve fare la sua parte e fare pressione per ottenere da parte degli Stati Uniti impegni vincolanti. Se il Vecchio Continente – conclude – aspira infatti al ruolo di primo piano come portatrice di modelli di sviluppo e di convivenza tra Stati che tutti auspichiamo, sul banco di prova della lotta ai mutamenti climatici si gioca una partita di fondamentale importanza per segnare una nuova strada per i propri cittadini, per quelli di tutto il mondo e per il futuro del pianeta”.