• Articolo , 15 marzo 2011
  • Cambiamenti climatici: il convegno di Bari al Politecnico

  • “Il Comitato delle Regioni ha dato alla Puglia il privilegio di poter illustrare al continente la prospettiva dei moderni, affinchè i fenomeni dei cambiamenti climatici dicano che non abbiamo vissuto pensando solo a noi stessi ma anche e soprattutto a coloro che verranno”: così ha concluso la sua introduzione l’assessore *Fabiano Amati* all’incontro promosso dall’assessorato […]

“Il Comitato delle Regioni ha dato alla Puglia il privilegio di poter illustrare al continente la prospettiva dei moderni, affinchè i fenomeni dei cambiamenti climatici dicano che non abbiamo vissuto pensando solo a noi stessi ma anche e soprattutto a coloro che verranno”: così ha concluso la sua introduzione l’assessore *Fabiano Amati* all’incontro promosso dall’assessorato alle Opere pubbliche e Protezione civile ed incentrato sul tema del ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una politica idrica sostenibile, che si è svolto questa mattina presso il Politecnico di Bari. L’incontro è stato utile a fornire al Presidente Vendola svariati contributi

da parte dei soggetti portatori di interesse in vista del parere che sta predisponendo e che presenterà al Comitato delle Regioni a maggio del 2011, in qualità di relatore nominato dalla Commissione ENVE (Ambiente, Cambiamenti climatici ed Energia) del Comitato delle Regioni. Nel corso della giornata, interamente dedicata alla stakeholder consultation, i soggetti portatori di interesse come autorità, istituti di studio e ricerca, imprese del settore e parti sociali hanno fornito indicazioni e orientamenti utili allo studio e all’analisi per la redazione del parere richiesto dalla Presidenza di turno dell’Unione europea in vista della pubblicazione, nel 2012, di un programma per la salvaguardia delle acque europee e della revisione della legislazione in materia. Il parere dovrà essere incentrato su temi quali “l’acqua come bene comune dell’umanità”, “la gestione idrica collegata all’adattamento ai cambiamenti climatici”, “la riduzione della penuria idrica tramite un equilibrio tra domanda e offerta idrica e le esigenze dell’ecosistema”, “il ruolo degli enti regionali e locali nella cooperazione internazionale nell’ambito dei programmi di gestione dei bacini idrografici secondo la Direttiva quadro in materia di acque”.

“La nostra iniziativa – ha spiegato Amati nel corso del suo intervento – parte da un atto di grande soddisfazione per l’intera comunità pugliese, ovvero dal compito assegnato dal Comitato delle Regioni alla Puglia, e al Presidente Vendola in particolare, di redigere un parere in riferimento ai grandi cambiamenti climatici che influiscono sulla risorsa idrica e sulla gestione del Servizio idrico integrato, che sarà poi tradotto nelle 27 lingue degli altrettanti paesi dell’Unione Europea. Abbiamo voluto onorare il compito che ci è stato assegnato, mettendo al centro delle attività la consultazione di tutti i portatori di interesse affinchè tutto possa ruotare attorno al coinvolgimento, generando un forte senso di responsabilità. Dunque se è vero che i fatti danno origine al diritto, attraverso la stakeholder consultation il Presidente Vendola cercherà di consacrare i fatti, allo scopo di emancipare la riflessione dal frastuono e comprendere l’essenza dei problemi. E’ certamente importante – ha poi sottolineato Amati – che sia propagandata la nostra idea ferma sull’argomento, che coincide tra l’altro con il documento di lavoro fornito dalla stessa Commissione ENVE, ovvero che l’acqua è un bene comune dell’umanità, non assoggettabile a logiche di mercato e alle regole della concorrenza, la cui gestione è da intendersi quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale e senza rilevanza economica. Non credo si tratti di punti di vista di novelli demagoghi ma di una osservazione tecnica; dire il contrario significa fare demagogia. Sarebbe impensabile che le priorità di un mediatore industriale decidano chi e come può avere accesso alla risorsa acqua”.

Tra gli interventi programmati e’ toccato al professor *Umberto Fratino* del Politecnico di Bari, e consulente del Presidente Vendola nella redazione del parere, spiegare la necessità di porre all’attenzione delle popolazioni e dei territori la necessità di adoperarsi per garantire una “gestione sostenibile delle risorse idriche”, con approccio partecipato, in grado di conciliare la nuova dimensione ecocentrica della morale ambientale con i concetti di pubblicità, efficienza ed efficacia nell’uso e nella gestione della risorsa. In tal senso va data piena attuazione alla politica delle 3 R per garantire il futuro acqua anche alle generazioni a venire, adottando nuove politiche che vedano nella Riduzione degli sprechi e dei consumi, nel Recupero qualitativo ed quantitativo e nel Riuso quale risorsa aggiuntiva, i nuovi paradigmi ambientali. Questa nuova dimensione della sostenibilità ambientale è oggi gravemente minacciata dal cambiamento climatico, ha denunciato il professore, che produrrà effetti economici e sociali rilevanti nell’area Euro-Mediterranea e il cui contenimento necessita di un approccio integrato e solidale che coinvolga l’intero spettro delle politiche comunitarie, al di là della dimensione geografica, economica e sociale del soggetto o del settore interessato. Fratino ha inoltre detto che occorre la consapevolezza condivisa che sui temi della gestione delle acque e dell’adattamento al cambiamento climatico, per le regioni europee, che l’obiettivo più urgente è assicurare politiche che propongano nuovi modelli di governance e gestione dell’acqua, in quanto un governo pubblico, organizzato e partecipato delle risorse naturali è strumento formidabile di contrasto al progressivo degrado e alla sistematica occupazione del territorio.

Ha infine spiegato che occorre assicurare al territorio europeo un livello omogeneo, coerente ed uniforme di tutela in tema di risorse idriche, tutela che potrà attuarsi, nell’ambito di una innovativa forma di cooperazione-concertazione tecnica-istituzionale tra Comunità Europea, Stato Sovrano e Regioni, attraverso il metodo della pianificazione del bacino idrografico, da considerare quale unità di analisi ambientale, territoriale ed economica. Nel corso del dibattito, il professor *Stefano Leoni* ha dato il suo contributo sui temi dell’eco-sostenibilità e del cambiamento climatico, sollecitando alcune integrazioni al documento di lavoro rispetto ai processi di pianificazione che integrano diverse competenze delle strutture amministrative. Leoni ha anche proposto che le regole di ingaggio del settore privato nella gestione dell’acqua premino un uso efficiente della stessa risorsa e ha chiesto un’integrazione della normativa sull’acqua e l’introduzione degli indici di qualità ecologica non solo sui corpi idrici superficiali ma anche sugli altri corpi idrici. Un richiamo alle tre tappe della politica idrica europea è invece giunto dal Vice-Capo dell’Unità Acqua della Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea Nicola Notaro; la prima relativa protezione della salute con la Direttiva sulle acque potabili, la seconda incentrata sulle limitazioni delle fonti di inquinamento da agricoltura, industria e da uso familiare ed infine la terza volta, attraverso la Direttiva quadro sulle acque, a sviluppare il concetto del Piano di bacino idrografico integrato, che ha permesso il superamento delle divisioni amministrative e della parcellizzazione della gestione dell’utilizzo dell’acqua. Notaro ha infine spiegato che la legislazione europea non impone un regime pubblico o privato della gestione dell’acqua, ma lascia ad ogni stato membro la totale libertà di poter scegliere ed ha auspicato una politica dei prezzi basata sull’analisi economica, evitando di far pagare acqua solo ad alcuni. Un appello affinchè la risorsa acqua sia tutelata e difesa è giunto dal Segretario generale dell’AdB Puglia *Antonio di Santo*, che, soffermandosi sulle conseguenze dei cambiamenti climatici, ha parlato di una netta riduzione della quantità di acqua e di una terra come la Puglia dove, nonostante le immense opere di ingegneria idraulica realizzate fin dal ‘900, subisce un utilizzo dissennato che comporta il verificarsi di continue emergenze quotidiane e di 2 o 3 condizioni di crisi in un solo decennio.