• Articolo , 13 dicembre 2010
  • Cancùn, un passo avanti per dimenticare Copenaghen e puntare a Durban

  • La Conferenza ONU sui cambiamenti climatici in Messico si è conclusa questo sabato con l’adozione di un pacchetto di decisioni che avvicina in maniera più decisa tutti i governi mondiali sul percorso verso un futuro a basse emissioni

Un lungo e fragoroso applauso ha accolto sabato scorso quello che per molti era stato predetto come l’ennesimo fallimento dei negoziati climatici. Eppure, contro tutti i pronostici e le cassandre pronunciate a più voci, la COP 16 ce l’ha fatta e, scalzando la pesante ombra di Copenaghen, ha salutato il Messico con l’adozione di un pacchetto bilanciato che ha d’accordo quasi tutti i 194 paesi della Convenzione Onu. Il “Cancún Agreements” c’è. E’ arrivato dopo dodici giorni intensi di incontri e trattative e una lunga notte bianca dove le Parti hanno riunito in 32 pagine i passi necessari per arrivare alla 17esima conferenza Onu sul Clima, quella a Durban, in Sudafrica con un una “visione condivisa”. La grande debacle dello scorso anno in Danimarca aveva visto tra gli effetti negativi le economie emergenti e i paesi industrializzati arroccare sempre più nelle proprie posizioni, creando una spaccatura apparentemente irricucibile. L’inaspettata apertura dei G4 e il gran ‘dietro le quinte’ operato dal ministro degli Esteri messicano, Patricia Espinosa, presidente della plenaria, hanno invece condotto un testo equilibrato e di estrema mediazione, seppur debole nei dettagli e dai contorni poco definiti. Nei due documenti – Azioni di lungo termine e Protocollo di Kyoto – che costituiscono il Cancùn Agreements sono presenti quasi tutti gli elementi necessari per far ripartire la lotta climatica: creazione di un fondo verde, azioni di adattamento e di mitigazione, protezione forestale, finanza climatica e trasferimento delle tecnologie verdi ai Paesi in via di sviluppo.
A mancare sono però, nero su bianco, i numeri di molti degli obiettivi e dei vincoli; presenti fino all’ultimo momento nelle bozze sono stati poi rimossi dal pacchetto ufficiale, facendo scattare le severe reazioni della delegazione boliviana, unica ad aver negato il proprio sostegno all’approvazione del pacchetto. Attraverso il suo portavoce, Pablo Solon, ha commentato duramente, il testo raggiunto definendolo senza mezzi termini “un attentato […] una vittoria falsa e vuota, imposta senza consenso”. Nessuna misura idonea ma solo una pessima eredità per le generazioni future il cui costo “sarà misurato in vite umane”: questo il caustico commento di Solon che già preannuncia ricorso presso la Corte Internazionale di Giustizia.
Di parere opposto il Segretario Esecutivo dell’UNFCCC Christiana Figueres che fin dall’inizio non aveva nascosto le sue speranze su un buon esisto del summit. “Cancún ha fatto il suo lavoro – ha dichiarato Figueres – Il faro della speranza si è riacceso e la fiducia nel processo multilaterale nei confronti del cambiamento climatico è stata ripristinata. Le nazioni hanno mostrato di poter lavorare insieme sotto un tetto comune, e di poter raggiungere il consenso su una causa comune. Hanno dimostrato che il consenso in un processo trasparente e inclusivo ha la capacità di creare opportunità per tutti”. “Questa non è la conclusione (del processo negoziale), bensì un nuovo inizio. Non è ciò che è stato richiesto in via definitiva, ma è la base fondamentale su cui costruire un’ambizione collettiva più grande”, ha concluso il Segretario.

*I dettagli del _Cancùn Agreements_*

* Nell’ambito del processo multilaterale sono ufficialmente riconosciuti gli obiettivi dei paesi industrializzati fissati dal vecchio Protocollo di Kyoto e il loro impegno a elaborare piani di sviluppo a basso tenore di carbonio e valutare il modo migliore per farvi fronte, anche attraverso meccanismi mercato delle emissioni di mercato e gli inventari annuali.
* Sono ufficialmente riconosciute le azioni volontarie dei paesi in via di sviluppo per ridurre le emissioni, creando nella cornice dell’Unfccc un registro per censirle e abbinarle a iniziative di mitigazione finanziate e sostenute tecnologicamente dai paesi industrializzati. I paesi in via di sviluppo dovranno pubblicare ogni due anni delle relazioni sui progressi compiuti nel campo.
* I soggetti del Protocollo di Kyoto si impegnano a proseguire i negoziati con l’obiettivo di completare il loro lavoro e di garantire che non vi sia differenza tra i periodi dell’impegno, primo e secondo, del Trattato.
* Il *Clean Development Mechanism* del Protocollo di Kyoto è stato rafforzato per guidare le tecnologie e gli investimenti più importanti in progetti di emissione sostenibile ed riduzione ecocompatibile nel mondo in via di sviluppo.
* Le Parti lanceranno una serie di iniziative ed istituzioni per proteggere i più vulnerabili al cambiamento climatico, come nel caso delle piccole isole, e per distribuire gli stanziamenti e la tecnologia a loro necessaria per progettare e costruire il proprio futuro sostenibile.
* Riconfermati i fondi previsti a Copenaghen ma non ancora stanziati: un totale di 30 miliardi di dollari come _“fast start”_ dai paesi industrializzati per sostenere l’azione climatica fino al 2012 e l’obiettivo più ampio dei 100 miliardi di fondi a lungo termine entro il 2020.
* Nel campo della finanza climatica, è stato stabilito un processo per la progettazione di un *Green Climate Fund* sotto la Conferenza delle Parti, governato da un Tavolo con pari rappresentanze dei Paesi sviluppati e in via di sviluppo.
* E’ stato istituito un nuovo *Cancún Adaptation Framework* per consentire una migliore pianificazione e attuazione dei progetti di adattamento nei paesi in via di sviluppo attraverso un più ampio sostegno finanziario e tecnico, compreso un progetto per continuare a lavorare sul capitolo dei danni e delle perdite.
* E’ stato stabilito di rafforzare maggiormente l’azione per ridurre le emissioni da deforestazione e degrado forestale nei paesi in via di sviluppo con il sostegno tecnologico e finanziario.
* Le Parti hanno deciso a favore di un meccanismo sul trasferimento tecnologico coordinato da un *Technology Executive Committee*, e con un *Climate Technology Centre and Network* per accrescere e migliorare la cooperazione in quest’ambito.