• Articolo , 1 ottobre 2010
  • Caramelle low carbon, la nuova industria punta sulle microonde

  • Ridurre il consumo energetico in fase di produzione di alimenti e prodotti dolciari potrebbe far risparmiare al paese notevoli quantità di emissioni, riducendo al contempo i costi in bolletta

(Rinnovabili.it) – Anche i prodotti da forno, i dolciumi e i latticini sono finiti nell’occhio del Carbon Trust che ha in mente nuove strategie per la gestione sostenibile della produzione e della distribuzione degli alimenti. Quindi gomme da masticare alla frutta realizzate con sistemi a microonde, energeticamente efficienti e in grado di sviluppare il calore necessario alla produzione dolciaria, seguiti da contenitori per la consegna del pane realizzati con materiali più leggeri in modo da diminuire le quantità di carburante necessari agli spostamenti. “La possibilità di utilizzare la tecnologia a microonde per generare il calore necessario al processo di polimerizzazione per contribuire a ridurre anche i tempi di consegna del prodotto, nonché ridurrne il costo, è un’entusiasmante prospettiva che porterebbe, qualora avesse successo, enormi benefici in particolare sulla nostra industria” ha commentato David Prosser, operations director alla Tangerine, azienda britannica con sede a Blackpool che produce caramelle e popcorn. Con questa nuova tecnica, secondo le stime del Carbon Trust, nel solo settore dolciario il Regno Unito potrebbe passare da 60mila tonnellate di gas serra emessi in un anno a 54mila.
Queste strategie, messe a punto con la collaborazione della “Food and Drink Federation and Dairy”:http://www.fdf.org.uk/home.aspx, entreranno in vigore come obbligo per le industrie alimentari, qualora il piano del Carbon Trust dovesse essere accolto.
Nel frattempo nel regno Unito ha preso piede la seconda fase del programma da 15 milioni di sterline che sta introducendo nelle aziende nuove innovazioni a risparmio energetico con l’invito, esteso a tutto il settore alimentare, affinchè testino metodi di produzione meno energivori valutando al termine dei due anni di sperimentazione gli effettivi benefici, sia economici che ambientali.