• Articolo , 26 ottobre 2007
  • Casargo, innovazione ed integrazione doc

  • In provincia di Lecco un interessante esempio di architettura integrata ad impianti per l’utilizzo di energia da fonte rinnovabile

Anche in Lombardia si affronta il problema della ricerca sulle tecnologie rinnovabili applicate agli edifici. Per quanto riguarda le costruzioni si sta agendo con un’altra ottica rispetto a quella di qualche anno fa: produrre edifici che, da oggetti che consumano energia, si trasformino in sistemi che producano energia. Raggiungere obiettivi di efficienza come la Passiv House, casa a impatto zero e completamente autosufficiente. Ma la vera sfida non è per quanto riguarda gli edifici di nuova costruzione. Questo perché la sostituzione edilizia avviene ad un ritmo del 2-5 percento all’anno, per cui l’obiettivo più importante è migliorare il bilancio energetico degli edifici già esistenti, laddove si può intervenire con opere di ristrutturazione.
Un esempio importante di questo tipo è lo studio e la realizzazione di una copertura solarizzata del Centro di Formazione Professionale Alberghiero di Casargo, in provincia di Lecco. Il progetto si inserisce come pilota all’interno del programma di promozione e finanziamento delle tecnologie per il risparmio energetico a livello edilizio e la sensibilizzazione verso le problematiche energetico-ambientali, condotto dalla Regione Lombardia, ed ha consentito di utilizzare i fondi del programma Altener 2.
L’ intervento di ristrutturazione, realizzato dal Politecnico di Milano, in collaborazione con la Rete dei Punti di Energia e della Regione Lombardia, è studiato in modo da integrare nello stesso tetto, in un’unica struttura, collettori solari ad acqua e ad aria e moduli ibridi fotovoltaico-termici. L’impianto solare termico è dedicato alla produzione di acqua calda sanitaria e al preriscaldamento dell’aria, mentre quello fotovoltaico alimenta i sistemi di regolazione dei due impianti acqua e aria, completando tutto l’arco dei fabbisogni dell’edificio occupando solo lo spazio del tetto al cui interno sono contenuti anche alcuni accumulatori.
Per incrementare ulteriormente le prestazioni energetiche del tetto solarizzato, è in fase di studio un impianto per il recupero dell’energia termica altrimenti dissipata in periodo estivo, con uno scambiatore di calore aria-acqua che alimenta i bollitori principali. L’acqua calda potrà essere così impiegata per il riscaldamento della piscina che si pensa di costruire. Il calore non utilizzato potrà essere accumulato nel terreno vicino all’edificio con un sistema di pozzi appositamente predisposti e recuperato in periodo invernale. Una modesta parte dell’aria calda, infine, può così essere impiegata nella lavanderia della struttura alberghiera per l’asciugamento e l’acqua calda per alimentare i sistemi di lavaggio.
Il tetto integrato così garantisce il soddisfacimento del 60% del fabbisogno di acqua calda sanitaria, permette notevoli risparmi per la climatizzazione durante tutto l’arco dell’anno e contribuisce alla riduzione del consumo elettrico.
Il progetto è importante anche perché ha come obiettivo quello di essere un impianto a scopo didattico, che dimostri le possibilità reali di risparmio energetico con i sistemi solari. Per questo è stato dotato di un complesso sistema di monitoraggio che consente di valutare e controllare nel dettaglio le prestazioni del sistema, e ha dimostrato che l’energia elettrica prodotta annualmente dal campo fotovoltaico ibrido ammonta a circa 5 megawattora elettrici e a circa 8.7 megawattora termici. L’aria calda, preriscaldata dall’impianto, consente una produzione complessiva di circa 34.8 megawattora termici all’anno. L’energia termica sotto forma di acqua calda sanitaria prodotta con l’impianto solare è di circa 60.5 megawattora/anno. Il sistema ad acqua è stato studiato per ottimizzarne la produttività su base annuale, coprendo parzialmente il fabbisogno invernale in modo tale da non avere surplus estivi.
Per capire meglio i vantaggi ambientali i ricercatori del politecnico suggeriscono di utilizzare un unico parametro: la quantità di anidride carbonica evitata rispetto ad un impianto che utilizzi combustibile fossile. Considerando che per ogni chilowattora elettrico prodotto con fonti tradizionali vengono emesse nell’atmosfera 0.58 kg di CO2 (dati Enel, 1999), l’energia elettrica prodotta dall’impianto ibrido consente quindi di evitare 3 tonnellate di CO2.
Con l’integrazione aria – acqua per il riscaldamento è possibile evitare 32 tonnellate di CO2, di conseguenza in totale si risparmiano 35 tonnellate di CO2, all’atmosfera.
Questo progetto integrato è già operativo, ma altri sono in fase di realizzazione, proprio in questi mesi.