• Articolo , 9 gennaio 2009
  • Case galleggianti secondi i canoni dell’ecoabitare

  • Il suo nome significa guscio acquatico: è Waterpod, la palafitta ecologica che solcherà le acque dell’Hudson River alimentata da sole e vento

*LE TECNONEWS DELLA SETTIMANA* – I ghiacci si sciolgono, i livelli del mare si alzano e le terre rischiano di essere progressivamente sommerse. Occorre dunque che il modus vivendi sappia orientarsi su scelte meno impattanti e che sappiano mitigare gli effetti di un’urbanizzazione in continua crescita.
Si pone in questo contesto Waterpod, l’unità abitativa galleggiante progettata per rispondere alle attuali esigenze di sostenibilità ed eco-compatibilità. L’idea nasce da un gruppo di designer e consiste in una sorta di isola artificiale a tripla cupola, realizzata su una chiatta industriale impiegando materiali di riciclo come legno, plastica e tessuti. La struttura sarà alimentata da un sistema ibrido solare/eolico e verrà dotata di un impianto per purificare l’acqua, in maniera tale da destinarla alle coltivazioni verticali e idroponiche di “bordo”. Oltre a costituire uno spazio abitativo Waterpod è stato concepito come per ospitare attività artistiche ed eco-iniziative, il tutto all’insegna dell’autosufficienza energetica e del risparmio economico.
Il primo prototipo sperimentale sarà realizzato entro il primo maggio del 2009 pronto per essere immesso nelle acque dell’Hudson River, a New York ed in caso di esiti positivi i progettisti sperano di rendere il progetto disponibile e brevettabile entro tempi estremamente brevi.

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