• Articolo , 9 marzo 2011
  • CCS: ecco a che punto siamo con il sequestro della CO2

  • Il Global CCS Institute rivela: nonostante l’impennata dei costi e la lentezza dei progressi internazionali per affrontare il Climate Change sono cresciuti nel 2010 il numero di progetti per la cattura di gas serra dalle centrali elettriche e dalle fabbriche

(Rinnovabili.it) – Rimane forte l’impegno per la cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) nel Pianeta. A confermarlo è il rapporto pubblicato oggi dal *Global CCS Institute*, noto centro studi australiano. “The Global Status of CCS: 2010 report”:http://www.globalccsinstitute.com/sites/default/files/eco-assess-ccs-tech-2010-4b.pdf, questo il titolo del documento, ha individuato per l’anno passato *234 progetti di CCS attivi o in fase di pianificazione a livello globale*, un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente nonostante le revoche registrate nei Paesi Bassi e Finlandia.
Nel complesso la ‘linea di fuoco’ si sta lentamente spostando dall’Europa agli Stati Uniti, che sembrano ora detenere i piani più ambiziosi in termini di geosequestro dell’anidride carbonica; in parte ciò si spiega con il fatto che molti progetti statunitensi sono stati pianificati per iniettare l’anidride carbonica nei giacimenti petroliferi semi-esauriti e aumentare così la produzione di greggio.
Ma lo studio, pubblicato sul sito web dell’Istituto, ha anche sottolineato come l’aumento dei costi abbia scoraggiato gli investimenti, a causa della lenta crescita economica, in molti paesi sviluppati. Parliamo di un aumento nell’ordine di 20-30 punti percentuali sopra i valori indicati da analoghi studi effettuati solo due o tre anni fa.

Due progetti hanno ottenuto gli investimenti finali: il *Gorgon CO2 Injection Project* in Australia, che a regime sarà la più grande centrale di stoccaggio del carbonio al mondo, e il *sistema a gassificazione della Southern Company* negli Stati Uniti, che, una volta attivo, deterrà invece il record di primo progetto su larga scala per la cattura della CO2 nel settore energetico.
“E’ rassicurante che, nonostante le sfide attuali, governi e industria sembrino impegnati a trovare soluzioni per lo sviluppo commerciale delle tecnologie CCS”, ha commentato John Hartwell, CEO ad interim dell’Istituto, ricordando come secondo l’International Energy Agency (IEA), il comparto potrebbe contribuire a tagliare il *19 per cento dell’anidride carbonica entro il 2050*. “Il CCS è un importante strumento critico di riduzione delle emissioni e un elemento chiave di un ampio portafoglio strategico nella sfida climatica, che comprende anche altre tecnologie low carbon”.