• Articolo , 27 maggio 2009
  • CCS: Italia e Usa analizzano pro e contro

  • Si è svolto ieri a Roma il ”Leading Low-Carbon Technology in Italy and the United States: moving research from laboratory to the market” attenzione focalizzata su CCS e sulle tecnologie concernenti il trasporto su auto-vettura e bio-fuels

(Rinnovabili.it) – Si è svolto ieri a Roma presso la sede dell’Ice (Istituto del commercio estero) l’atteso convegno scientifico “Leading Low-Carbon Technology in Italy and the United States: moving research from laboratory to the market” sulle ultime novità nel campo delle politiche energetico-ambientali; l’incontro ha focalizzato l’attenzione sui sistemi di CCS, vale a dire di cattura e stoccaggio di anidride carbonica, e sulle tecnologie concernenti il trasporto su auto-vettura e bio-fuels. Il convegno è stato il passo successivo rispetto alla firma dell’accordo bilaterale Italia-Usa sulle tecnologie a bassa incidenza di carbonio in atmosfera.
Fedora Quattrocchi, responsabile dell’Unità funzionale di geochimica dei fluidi, stoccaggio geologico e geotermia dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha avuto la funzione di moderatrice durante la discussione Italia-Usa circa il ruolo strategico del nascente mercato del CCS. La ricercatrice ha focalizzato la discussione sulla necessità di abbattere i costi degli impianti di cattura della CO2 e sulle diverse strategie comunicative da adottare nei confronti della comunità e della politica. Il confronto con gli esperti americani presenti al convegno ha affrontato non solo le tecnologie del “carbone pulito”, ma anche i cosiddetti sistemi di ‘enhanced oil recovery’ (eor), che comportano l’immissione nei giacimenti petroliferi di gas come il diossido di carbonio, in grado di liquefare le componenti più dense accrescendone i tassi di recupero.
Durante l’incontro i presenti hanno potuto assistere alle presentazioni dei progetti e degli investimenti ENEL nonchè alle ultime novità scientifiche in materia dei laboratori del DOE (Department of Energy) presentate da Peter McGrail, ingegnere nucleare e ora anche responsabile del settore CCS negli Stati Uniti.
La Quattrocchi ha dichiarato che questo accordo porterà ad una serie di esperimenti che chiariranno le reazioni delle rocce presenti nei siti archeologici destinati al geosequestro del diossido di carbonio. Per quanto concerne i rischi “rispetto ad altre tecnologie di produzione energetica sono molto contenuti. Le fughe naturali di CO2 esistono in natura, basti pensare che in Italia si contano 300 siti di tipo naturale monitorate dall’INGV per conto del Dipartimento della Protezione Civile”, ha concluso la scienziata.