• Articolo , 29 novembre 2008
  • Centrali a Biomasse ci prova la Toscana: è un successo

  • Inaugurata alla fine dell’anno 2006. la centrale di Pomino nel comune di Rufina, sulle prime colline fiorentine una centrale a cippato di legno, nata per scommessa e tra qualche malumore degli abitanti, non proprio avvezzi a sopportare queste tecnologie seppure tutte ecologiche. L’assessore regionale all’agricoltura e foreste Susanna Cenni, ora parlamentare Pd, ebbe a presentare […]

Inaugurata alla fine dell’anno 2006. la centrale di Pomino nel comune di Rufina, sulle prime colline fiorentine una centrale a cippato di legno, nata per scommessa e tra qualche malumore degli abitanti, non proprio avvezzi a sopportare queste tecnologie seppure tutte ecologiche. L’assessore regionale all’agricoltura e foreste Susanna Cenni, ora parlamentare Pd, ebbe a presentare in tale circostanza la graduatoria finale del bando promosso dalla Regione per finanziare progetti di centrali a biomasse da filiera corta. Il bando disponeva di un budget complessivo di 4 milioni con i quali cofinanziare fino al 50% e a un massimo di 400mila euro progetti di enti pubblici. Grazie a questo intervento sono 14 i paesi in cui gran parte delle case potranno presto “eliminare” le caldaie a gasolio e passare al teleriscaldamento col cippato di legno.Quello di Pomino (considerato come impianto pilota),cui seguono: Castagno d’Andrea (in comune di San Godenzo) e San Godenzo in provincia di Firenze, Falciano (Subbiano), Ortignano Raggiolo e Carda (Castel Focognano) in provincia di Arezzo, Forni (Suvereto) in provincia di Livorno, Sammomè e Maresca (San Marcello pistoiese) in provincia di Pistoia, Pruno-Volegno (Stazzema), San Romano Garfagnana e Gramolazzo (Minucciano) in provincia di Lucca, Palazzotto (Chiusdino) in provincia di Siena. In queste località il riscaldamento a biomasse toccherà anche vari altri edifici pubblici. Nel caso di Forni l’impianto produrrà anche energia elettrica. Saranno inoltre riscaldati con questo sistema alcuni plessi scolastici di Cerbaia (San Casciano (Fi), Pistoia, San Marcello Pistoiese (Pt), Castell’Azzara (Grosseto), San Gimignano (Siena) e Pescia (Pt). La tecnologia di questi nuovi impianti permetterà di sfruttare al massimo materiale legnoso proveniente dai residui dei tagli boschivi e delle potature. Le quasi 10mila tonnellate annue di biomasse che serviranno per alimentare questi impianti permetteranno di ottenere oltre 11mila kW termici e 250 elettrici: per ottenere altrettanta energia sarebbero state necessarie 11mila tonnellate annue di petrolio. «Quella delle energie da biomasse legnose non è più una nuova frontiera, da oggi diventa un’opportunità concreta per contribuire in maniera sostenibile al fabbisogno energetico della nostra regione – ha detto Susanna Cenni – Inoltre gli impianti che nasceranno attiveranno nuove prospettive economiche e occupazionali per le aree montane, la cui filiera produttiva legata al legno potrà infatti trovare nuovi e positivi spazi. Tutto questo attingendo ad una risorsa: il bosco, di cui disponiamo ampiamente, ma senza intaccarla».L’interesse della Toscana per questo tipo di energia sta tutto nella sua vocazione agricola- forestale. Per tale motivo, la Regione ha ribadito più volte che non ammetterà impianti che prevedano l’utilizzo di olii vegetali provenienti da altri continenti (come nel caso di Castiglion Fiorentino che evidentemente… non fa più parte della Toscana…). Per realizzare il cippato si utilizzano infatti sia gli scarti della produzione forestale, che di quella agricola quali, le potature di frutteti, di viti e di olivi. E la Toscana è, in entrambi i casi, ben fornita: basti pensare che circa metà del territorio regionale è coltivato a bosco (poco più di 1milione di ettari), di cui, 180mila ettari del territorio ospitano colture agricole i cui scarti potrebbero servire a produrre biomasse. Gli impianti a biomasse emettono anidride carbonica in misura assai ridotta rispetto ad un impianto a gasolio, non incidono sul patrimonio forestale si utilizzano, come già citato, solo residui di lavorazione o tutt´al più ramaglie, valorizzando quindi materie prime presenti su questo territorio. E per di più a costi molto più bassi: per riscaldare un appartamento di 100 metri quadri a gasolio o Gpl occorrono sui 1.000 euro all´anno, col metano circa 600, mentre col cippato di legno se ne spendono 350 euro ottenendo un rendimento termico quasi pari a quello da idrocarburi.
Ivo Cappelli