• Articolo , 13 gennaio 2011
  • Centrali più ecologiche? Si sperimenta la torrefazione della biomassa

  • Secondo i ricercatori dell’Università di Leeds, altri elementi vegetali potrebbero essere bruciati nelle centrali elettriche alimentate a carbone, a patto che questi “combustibili verdi” vengano pre-tostati, come accade ai chicchi di caffè

(Rinnovabili.it) – Nel tentativo di tagliare le proprie emissioni di anidride carbonica molte centrali elettriche a carbone stanno progressivamente introducendo carburanti vegetali e biomasse nel pool di materie prime combustibili. Tuttavia i benefici ambientali delle agro-energie sono controbilanciati da alcune sfide reali, pratiche ed economiche, che stanno costringendo le centrali a limitare la quantità di biomassa utilizzata. La materia vegetale fibrosa è umida e ingombrante, rendendo relativamente costoso il trasporto e difficile l’immagazzinamento per lunghi periodi a riparo dalle muffe.
Secondo il professor Jenny Jones e i suoi colleghi dell’Università di Leeds nella tecnica di tostatura, nota come torrefazione è insita una valida e possibile soluzione al problema. Questo processo, prevede che la materia vegetale venga riscaldata a circa 300 gradi centigradi in un contenitore aperto, trasformando la biomassa in un combustibile asciutto, ricco di energia e con una vita utile molto più lunga. Uno studio di due colture energetiche comuni, salice e Miscanthus, ha anche dimostrato che quando la materia prima viene torrefatta può essere facilmente ridotta in polvere, rendendo molto più pratico ed economico sostituire i contenitori del carbone con la biomassa nelle centrali elettriche esistenti.
“Se riuscissimo a dimostrare che la torrefazione è realizzabile su scala industriale, allora ci piacerebbe terminare lo studio con un impianto dimostrativo qui nel Regno Unito”, ha detto il professor Jones. Il progetto affronterà le questioni in sospeso circa la sicurezza, la praticità e l’impatto ambientale della torrefazione su larga scala. I ricercatori lavoreranno con una gamma di diversi materiali incluse le colture energetiche quali il salice e Miscanthus , così come la materia ottenuta dai rifiuti vegetali provenienti da piantagioni forestali e da aziende agricole. “Si tratta di materiali che crescono bene nel Regno Unito, e non a discapito delle colture alimentari”, ha detto il professor Jones. “Non vogliamo che gli agricoltori debbano scegliere tra piantare un campo di grano o di orzo e un campo di salice”.