• Articolo , 7 luglio 2010
  • Certificati Verdi, ripristinato l’obbligo d’acquisto ma a costi contenuti

  • Riscritto l’articolo 45 della manovra economica che eliminava l’obbligo in capo al Gse del ritiro dei titoli in eccesso, mantenendo comunque l’idea di finanziare la ricerca universitaria con i risparmi ottenuti dalle forme di sostegno alla produzione energetica. Ma stavolta dalle economie derivanti dalle convenzioni per l’abolizione volontaria anticipata dei contributi Cip6

(Rinnovabili.it) – Il settore delle rinnovabili può tirare un sospiro di sollievo, il mercato dei “certificati verdi”:http://www.rinnovabili.it/certificati-verdi-lart-45-della-manovra-resta-403095 torna “all’origine” o quasi. Ad assicurare il cambio di rotta era stato lo stesso Berlusconi in una telefonata con il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia. Ora la modifica a quanto introdotto con l’articolo 45 della manovra economica sembra essere certa: i certificati verdi rimasti invenduti continueranno ad essere acquistati dal Gse, a patto però che vengano ridotte le spese sostenute per l’operazione di riassorbimento dell’eccesso. A prevederlo è “l’emendamento 45.2000″:http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=ListEmendc&leg=16&id=35500 presentato questa mattina dal relatore, Antonio Azzollini, in commissione Bilancio del Senato, in base al quale un nuovo decreto del ministro dello Sviluppo di concerto con quello dell’Economia, previo parere dell’Aeeg, da emanare entro il 31 dicembre 2010 dovrà assicurare _“che l’importo complessivo derivante dal ritiro da parte del Gse dei certificati verdi, a decorrere dalle competenze dell’anno 2011, sia inferiore del 30% rispetto a quello relativo alle competenze dell’anno 2010, prevedendo che almeno l’80 per cento di tale riduzioni derivi dal contenimento della quantità di certificati verdi in eccesso”._ Assicurando che il prezzo di ritiro sia sempre inferiore a quello di vendita dei titoli sul mercato il nuovo emendamento mira ad escludere la possibilità che si ripresentino le distorsioni verificatesi in passato.
L’emendamento mantiene comunque l’idea di sostenere il mondo della ricerca universitaria con i risparmi dal mercato delle rinnovabili ma in questo caso derivanti dalle convenzioni per l’abolizione volontaria anticipata dei contributi Cip6: _”Le risorse derivanti dalle risoluzioni anticipate delle convenzioni CIP6/92 relative alle fonti assimilate alle fonti rinnovabili […] intese come differenza tra gli oneri che si realizzerebbero nei casi in cui non si risolvano le medesime convenzioni e quelli da liquidare ai produttori aderenti alla risoluzione, sono versate all’entrata per essere riassegnate ad apposito fondo istituito presso lo stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca finalizzato ad interventi nel settore della ricerca e dell’università”._