• Articolo , 25 novembre 2008
  • CGIL Sicilia: Nuovo piano regionale rifiuti

  • “ Non serve, come stanno facendo il ministro Prestigiacomo e il presidente della Regione Raffaele Lombardo, accanirsi sul Cip6, un provvedimento indifendibile. L’unica cosa seria che deve essere fatta per la gestione dei rifiuti in Sicilia è prendere atto del fallimento delle politiche fin qui adottate e della mala gestione del ciclo e scrivere un […]

“ Non serve, come stanno facendo il ministro Prestigiacomo e il presidente della Regione Raffaele Lombardo, accanirsi sul Cip6, un provvedimento indifendibile. L’unica cosa seria che deve essere fatta per la gestione dei rifiuti in Sicilia è prendere atto del fallimento delle politiche fin qui adottate e della mala gestione del ciclo e scrivere un nuovo piano regionale”. Lo sostiene la Cgil siciliana a proposito della polemica tra il ministro dell’ambiente e la Lega Nord che ha presentato assieme all’Udc un emendamento per cancellare l’incentivo di Stato sui termovalorizzatori (provvedimento analogo ha presentato l’opposizione). “L’Italia – scrivono in una nota Antonio Riolo, della segreteria regionale Cgil e Alfio La Rosa, responsabile del dipartimento ambiente del sindacato – è l’unico paese al mondo ad avere sovvenzionato l’incenerimento attraverso il Cip6, che doveva servire per le energie rinnovabili. Non ci sembra positivo continuare con le distorsioni –
aggiungono – a fronte anche delle condanne inflitte dalla Corte di giustizia europea all’Italia e alla Sicilia per la gestione delle discariche e per il bando per i termovalorizzatori siciliani, giudicato illegittimo”. I due esponenti della Cgil chiedono di sapere perchè anzicchè chiudere il ciclo integrato della gestione dei rifiuti secondo le priorità indicate dalla normativa ( riduzione, raccolta differenziata, riciclaggio, riuso) si sia puntato sull’incenerimento della totalità dei rifiuti prodotti (il 65%, pari all’obiettivo del raccolta differenziata al 2012, praticamente tutti i rifiuti combustibili)”. “E’ un obiettivo sbagliato – sottolineano Riolo e La Rosa – rivelatosi peraltro nei fatti fallimentare. Mantenerlo artificialmente in vita attraverso le sovvenzioni pubbliche non servirebbe a dare alla Sicilia un moderno sistema di gestione dei rifiuti, perchè consentirebbe di passare sopra a troppe cose: dai rilievi dell’Europa alle legittime resistenze delle comunità locali e per finire alle inadempienze e ai fallimenti di una politica regionale dei rifiuti che non ha finora guardato agli interessi della Sicilia e dei siciliani”.