• Articolo , 29 aprile 2010
  • “Chiudi il rubinetto”! Risparmiare acqua fa bene a tasche ed ambiente

  • La Aquafresh ha inaugurato la sua campagna di sensibilizzazione all’uso responsabile delle risorse idriche con piccoli gesti quotidiani. Con un sito dedicato e una campagna di guerrilla marketing per convincere anche gli italiani “più spreconi”

E’ come se ogni giorno ognuno di noi comprasse tre casse di acqua minerale e le gettasse nel lavandino senza berle. In media sono, infatti, 30 i litri di acqua che vengono sprecati quotidianamente quando, con un gesto banale e ripetitivo, ci laviamo i denti e dimentichiamo di chiudere il rubinetto. Solo un piccolo gesto quotidiano, su cui non si riflette abbastanza, che può fare la differenza per le tasche e soprattutto per la salute del pianeta. Un invito a “chiudere il rubinetto” che è arrivato anche da una delle principali società produttrice di dentifrici, la _Aquafresh_, marchio GlaxoSmithKline Consumer Healthcare S.p.A., che ieri ha inaugurato “la sua campagna di sensibilizzazione sul risparmio idrico”:http://www.chiudilrubinetto.it/. L’iniziativa, che ha ricevuto il patrocinio del Assessorato all’Ambiente del Comune di Milano, è stata anche l’occasione per fare il punto sulle nuove strategie di promozione della sostenibilità aziendale e sociale della casa madre, la GlaxoSmithKline Consumer Healthcare. L’obiettivo è quello di rendere tutti i consumatori più attenti nella gestione della risorsa più importante per la vita sulla terra, con delle piccole mosse per cambiare con semplicità il proprio stile di vita. Il progetto nasce dalla consapevolezza che ogni attività umana e ogni prodotto che viene commercializzato lasciano delle impronte sul loro cammino che hanno un impatto importante sul mondo in cui viviamo. Una vera _Water Footprint_ che è diventata una teoria scientifica dal 1993 grazie del agli studi del Professor John Anthony Allan del King’s College London sull’ “acqua virtuale”, il parametro che definisce quanta acqua è contenuta nella produzione e nella commercializzazione di alimenti e beni di consumo.
L’azienda ha analizzato, innanzitutto, il consumo idrico necessario alla creazione e alla commercializzazione dei suoi dentifrici, dall’utilizzo delle materie prime a quello che ne fa il consumatore, scoprendo che, soprattutto nel caso di questi prodotti per l’igiene dentale, a determinare una maggiore “impronta d’acqua” sono gli utilizzatori finali. Come dire che a fare la differenza è soprattutto la quantità di acqua che ognuno di noi usa per lavarsi i denti. E’, infatti, proprio nel momento dell’utilizzo che si concentra la maggior parte dell’impatto idrico – pari a 281 litri per ogni tubetto di dentifricio, circa il 99% dell’intera impronta d’acqua – che diviene quindi diretta responsabilità del consumatore.

Consumare meno non significa rinunciare alla doccia per mesi o far appassire le piante in giardino. Basta buon senso e un’informazione corretta per fare la scelta giusta in ogni momento della vita quotidiana. Proprio per questo Aquafresh ha pensato di aiutare con il sito chiudi il rubinetto anche i più accaniti “spreconi”, che potranno scaricare il Manifesto dell’acqua, un piccolo vademecum per scoprire quanti litri ci costano le perdite d’acqua, lavarci il viso o fare la barba. E ogni volta che viene registrata una nuova adesione nel sito crescono “i litri risparmiati”, (attualmente 712). Pensate, invece, di sapere tutto sull’impronta d’acqua dei vostri gesti quotidiani? Forse no, e per scoprirlo il sito mette a disposizione un test, l’ _Aqua Expert_, che in quattro domande fotografa lo stato della vostra conoscenza sul risparmio idrico. Tra le tante curiosità, ad esempio, quelle relative al calcolo effettivo dell’acqua impiegata per produrre uno degli alimenti più golosi, il cioccolato. Per un chilo sono necessari circa 24.000 litri di acqua a fronte dei 1.500 che vengono, invece, impiegati, per produrre la stessa quantità di zucchero di canna.
C’è da dire che qualche passo in avanti sulla strada della corretta gestione delle risorse idriche casalinghe è stato già fatto dagli italiani. Una ricerca commissionata dall’azienda a _Gfk Eurisko_ ha, infatti, voluto analizzare proprio il consumo d’acqua nella popolazione italiana durante il lavaggio dei denti su un campione di 1000 famiglie italiane. I 2/3 degli intervistati hanno dichiarato di chiudere il rubinetto, mentre tra coloro che dichiarano di non chiuderlo, è stato rilevato (circa nel 44% dei casi) un orientamento comune a tenerlo aperto solo a metà, e nel 40% dei casi anche meno di metà. Per convincere anche i più accaniti sostenitori dello spreco a tutti i costi, tra poco la campagna chiudi il rubinetto si sposterà dallo spazio virtuale del web a quello fisico dei centri commerciali, dove, tra qualche mese, inizieranno una serie di azioni di _guerrilla marketing_ per sollecitare tutti a una maggiore attenzione alle tematiche della sostenibilità ambientale. Pensando poi a chi non ha avuto accesso all’acqua potabile addirittura per giorni, la società ha pensato di destinare una parte dei fondi anche alla realizzazione di alcuni impianti di potabilizzaizone ad Haiti che ha dovuto gestire, dopo il devastante terremoto del gennaio scorso, l’emergenza idrica di milioni di persone tra le macerie.

Usare in maniera responsabile le risorse idriche, però, non è solo un segno di responsabilità. Può esser un valido aiuto soprattutto per le tasche. Basta pensare che sono le piccole perdite dei tubi a determinare un aumento dei costi delle tariffe idriche. Secondo le rilevazioni di Legambiente, infatti, basta un foro di un millimetro a far disperdere circa 2.328 litri di acqua potabile al giorno, circa 70 mila al mese. E se la convenienza economica non dovesse essere sufficiente a modificare con piccoli gesti il proprio “stile di vita idrico”, basta considerare quanta acqua è necessaria per portare ogni giorno in tavola frutta, verdura, carne e bevande. Se la water footprint più bassa è quella delle arance (circa 460 litri di acqua per produrne un chilo), per produrre, invece, un chilo di granoturco è necessario il doppio dell’impegno idrico (circa 900 litri). Anche l’acqua utilizzata per la nostra colazione non è, di certo, contenuta. Per una tazza di latte e una tazzina di caffè sono necessari 390 litri, senza contare quelli adoperati per produrre cornetti e biscotti. Ma l’impronta idrica non si ferma ai soli alimenti. Ogni giorno chi indossa un paio di jeans va in giro con un carico d’acqua di 10.850 litri, quelli che sono stati impiegati per filare, tessere, tagliare, cucire, colorare, spedire e commercializzare l’indumento più diffuso nel mondo. Per consumare meno e adottare uno stile di vita idrico veramente sostenibile, però, non c’è bisogno di rinunciare a tutto. Basta iniziare a “chiudere il rubinetto”.