• Articolo , 26 marzo 2009
  • CIAD: contraddizioni rinnovabili

  • Il reportage dal Ciad nell’ambito di un progetto di sviluppo e di lotta alla deforestazione portato avanti dalla Ong Acra di Milano, il Cirps – Sapienza di Roma, il Cetamb dell’Università di Brescia, ed i Partner locali Ciadiani e Camerunesi

Nella missione in Ciad e Camerun dello scorso febbraio, insieme al mio collega del CIRPS “La Sapienza”, Enrico Bonacci, e con Sandro Filippini, Elisabetta Mattioli, e Barnabas Facho della Ong Acra, e soprattutto con la loro ampia equipe di tecnici Ciadiani, si è discussa ed approvata la strategia di utilizzo del GIS (Geographical Information System), per visualizzare al meglio i risultati dei lavori svolti per le attività alternative e l’utilizzo di energie rinnovabili.
Le mappe scaturite sono necessarie per un bilancio complessivo con la popolazione locale, ed in particolare per la definizione dei contorni della foresta, nel rispetto delle classificazioni ufficiali, e per la valorizzazione dell’uso di tecniche alternative, come biogas e solare per cucine.
Sul fronte delle energie rinnovabili, finalizzate alla lotta per la deforestazione, e delle loro ricadute sociali, il CIAD è un Paese molto interessante.
In questo Paese la politica energetica è stata sempre controversa basti ricordare che inizialmente la Banca Mondiale aveva insistito per una legge che desse l’80% dei redditi dal petrolio estratto ai progetti di sviluppo e che, successivamente, questa condizione fu rimossa dalla stessa World Bank dopo che il presidente Dèby minacciò di chiudere i rubinetti di Elf ed EXXON, nel giugno 2006.
In realtà attualmente sono altre le fonti energetiche primarie che dominano la politica del Paese. Infatti, il governo, “forte” del presidente Idriss Déby, ha imposto, da un giorno all’altro, il divieto assoluto di bruciare carbonella e legna in città.
“Oltrepassata” quindi la crisi politica sul petrolio, che continua ad essere mal gestito e con pochissime ricadute positive per la società civile, (senza contare i problemi come l’aumento impressionante dell’AIDS e della prostituzione nelle aree di “contatto tra le popolazioni” per l’estrazione mineraria) le risoluzioni politiche riguardanti la legna non sono andate molto meglio.
Il divieto immediato e assoluto di utilizzare legnami e derivati per uso domestico, potrebbe sembrare una misura “perfetta”, visto il grave stato di desertificazione che ha superato gli 8 km l’anno, e di riduzione delle foreste del sud e della valle del fiume Logone.
In realtà queste misure determinano risultati drammatici immediati e evidenti, per tutto il mese di febbraio 2009, sia in zone urbane che extra-urbane.
Con un solo viaggio sulla strada tra Ciad e Camerun attraverso la Valle del Logone per arrivare alla capitale del Ciad, N’Djamena, ci siamo resi conto del “paradosso” che il popolo ciadiano sta vivendo per questa crisi energetica, e le sue implicazioni sul reddito e sulla salute.
Se in area urbana, infatti, esiste la ricaduta ambientale attesa derivante dalla mancata combustione della carbonella, ottenendo una riduzione rilevante dell’inquinamento atmosferico, da un punto di vista socioeconomico si determina, per molte famiglie, la reale impossibilità di cucinare, e quindi di alimentarsi. Infatti molti alimenti, come la carne, se ingeriti crudi, soprattutto nelle condizioni igienico-sanitarie di N’Djamena, sono particolarmente pericolosi.
Ma le cucine domestiche sono state basate, fino al giorno prima, sul carbone. I costi attuali di quello di contrabbando, l’unico attualmente disponibile, sono arrivati alle stelle, come sono triplicati quelli delle bombole di gas. Risultato: la popolazione ha iniziato a protestare per le strade, battendo sulle casseruole vuote.
Inoltre ogni sera e ogni mattina si continuano a bruciare rifiuti nel centro della città, in assenza completa di un piano di smaltimento. Quindi la qualità dell’aria non migliora (occorrerebbe un riutilizzo della plastica come materiale da costruzione, a partire dai punti di raccolta “spontanei” che sono in realtà inceneritori in centro città).
In area rurale c’è la ricaduta ambientale derivante dal mancato taglio della foresta per produrre carbonella, ma anche la totale impossibilità di avere l’unico reddito (proveniente dalla produzione della carbonella stessa). Quindi l’unica possibilità di entrata economica resta la vendita e il trasporto di legna (solo secca), ammessa dopo qualche giorno per mitigare le proteste della popolazione.
Ma l’approccio del “nostro” progetto di sviluppo e lotta alla deforestazione portato avanti con la ong Acra di Milano, il Cirps – Sapienza di Roma, il Cetamb dell’Università di Brescia, ed i Partner locali Ciadiani e Camerunesi è completamente diverso.
Nei 120 villaggi della “Valle del Logone”, fiume di confine tra Ciad e Camerun, si sono avviate con successo varie iniziative, come ad esempio, la fornitura di parabole solari per cucinare e di arnie per l’apicultura, la costituzione di cooperative di produzione e vendita di frutta, di oli e saponi di neem, e tante altre attività che rapidamente si stanno avviando, sulla base delle tradizioni locali e dell’inserimento di nuove tecnologie.
I forni solari sono molto richiesti (ne abbiamo consegnati alcuni personalmente) e per il momento la domanda supera l’offerta. Insieme all’ing. Enrico Bonacci stiamo studiando un sistema di inseguimento a “clessidra” che non tenga gli utenti legati al mantenimento dello “Gnomone” ^1^ in asse con la sua ombra per far rimanere la parabola perpendicolare al sole.
Questo maggior impegno per le attività eco-compatibili, e l’utilizzo delle energie rinnovabili, è in verità una piccola consolazione rispetto alle tante situazioni che si stanno venendo a creare sul fronte sociale, come il dar fuoco ai camioncini che trasportano carbone di contrabbando. I fatti scaturiti dopo i primi giorni dall’entrata in vigore di questa norma rendono chiaro cosa potrebbe accadere nel caso in cui venisse a mancare, all’improvviso, una fonte energetica tradizionale senza un’agevole sostituzione con un’altra.

_Andrea Micangeli – Coordinatore Unità di ricerca Tecnologie per l’autonomia e l’Ambiente, CIRPS – Università “Sapienza”_

^(1) Lo “Gnomone”, con cui l’egiziano Eratostene nel 250 a.C. misurò raggio e circonferenza della terra con ottima approssimazione, è ogni asta che si utilizzi per misure relative all’inclinazione del sole (come quella delle meridiane) ed è stato inoltre utilizzato per risolvere problemi di fondamentale importanza per l’astronomia, e per il giusto orientamento delle parabole solari.^