• Articolo , 4 febbraio 2008
  • Cile: idroelettrico si, idroelettrico no

  • Scenario controverso per il progetto Haysen nel sud dell’America latina. Domani a Madrid varie organizzazioni ecologiste saranno presenti a ribadire il no nei confronti di due impianti idroelettrici, a poca distanza dall’inizio dei lavori

“No alle dighe di Endesa, salva la Patagonia cilena”. Questo è lo slogan che risuonerà domani a Madrid da varie organizzazioni ambientaliste per protestare contro il mega progetto elettrico, in previsione nella Patagonia cilena. Presentato da Endesa ed annunciato ufficialmente nel 2005, prevede la creazione di 4 centrali idroelettriche alle sorgenti dei fiumi Baker e Pascua, nella XI Regione del Cile, per una produzione totale di 2.400 MW, vale a dire il 20% del fabbisogno del Paese. Nonostante l’appoggio del governo del presidente Michelle Bachelet, gli abitanti della Regione, gli agricoltori, gli operatori turistici e le organizzazioni ecologiste si oppongono fortemente, argomentando che esso sottrarrebbe le terre agli abitanti e condannerebbe alla distruzione il delicato ecosistema della zona. Secondo gli ecologisti, che richiedono tra l’altro che la Patagonia cilena venga dichiarata Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco: “Circa 16 mila ettari rimarrebbero sepolti sotto le acque dei bacini artificiali, e 4,6 milioni di ettari di un territorio ancora vergine e ideale per il turismo sostenibile soffrirebbero l’impatto di un’infrastruttura che dividerebbe in due il Paese lungo 8 regioni. Chiediamo l’aiuto internazionale di fronte ad un progetto che non otterrebbe mai la luce verde ambientale né in Europa né negli Stati Uniti”. Gli Indios mapuches, residenti nella zona, hanno già fatto sentire la loro voce ed insieme ai verdi sostengono invece l’opzione di energie pulite come quella eolica, solare o la wave energy, che permetterebbero di salvare l’ecosistema, potenziando allo stesso tempo l’ecoturismo. «Secondo noi il governo del Cile non dovrebbe permettere che il progetto Haysen vada in porto – dice Juan López de Uralde, direttore di Greeenpeace España – speriamo che la nuova direzione di Endesa rifletta sulla sua sostenibilità e lo blocchi».