• Articolo , 10 dicembre 2008
  • Cina a Poznan: tagli a CO2 a fronte di finanziamenti e tecologie

  • Disposti a ridurre i gas serra, ma solo se dalle istituzioni internazionali arriveranno aiuti economici e tecnologie per abbattere il tasso di CO2

Le notizie più o meno importanti e quelle maggiormente interessanti che riguardano il clima vengono questi giorni da Poznan che è diventata questa settimana (i lavori finiscono dopodomani) il centro delle problematiche e dei dibattiti sul rapporto energia-clima. All’incontro è sotto l’attenzione di tutti la delegazione cinese, in quanto rappresentante di un Paese che in termini di sviluppo industriale e di emissioni di gas serra è molto rilevante già oggi e diventerà fondamentale domani. Come loro abitudine i cinesi non fanno molti giri di parole e vanno dritti al punto. Li Gao, direttore del Dipartimento sui cambiamenti climatici, è arrivato alla Conferenza sul clima in Polonia con la dichiarata intenzione di far pesare la posizione del suo Paese per un qualsiasi futuro accordo post-Kyoto ed ha avuto occasione di parlare molto chiaro. Pechino firmerà la limitazioni sulle sue emissioni di gas a effetto serra solo in cambio di molto denaro e di brevetti per tecnologie pulite. Li Gao non crede alle promesse di Barack Obama, che si è impegnato a ridurre le emissioni degli Stati Uniti al livello del 1990 entro il 2020, e lo considera alla stessa stregua dei precedenti Bush e Clinton.
“Abbiamo un programma di lotta ai cambiamenti climatici – ha dichiarato Li Gao al quotidiano spagnolo El Pais – che ha già dato buoni risultati, ma, per andare più lontano, abbiamo bisogno di aiuti internazionali, di trasferimenti di tecnologie pulite e appoggio finanziario”.
Anche se il protocollo di Kyoto non ha stabilto vincoli né per la Cina né per alcun paese in via di sviluppo, a Bali, lo scorso anno, Pechino si è impegnata a limitare le sue emissioni, nel senso però di ridurre la percentuale di incremento e non di ridurle, ma anche in questo caso solo in cambio di aiuti.