• Articolo , 28 dicembre 2007
  • Cina: inquinare meno ma con la collaborazione internazionale

  • E’ il “libro bianco” sull’energia del governo cinese in cui tra l’altro si respinge l’accusa dell’uso prioritario del proprio carbone. La soluzione per evitare un grave inquinamento é nella collaborazione di tutti i Paesi del mondo. Ma resta l’incognità della crescita dei consumi e del riflesso negativo sul mercato energetico

Nel documento del governo cinese si riconosce il grande fabbisogno di energia, necessaria per la crescita economica, ma il Paese ”non è stato, non è e non diventerà una minaccia per il fabbisogno mondiale”, perché sfrutterà anzitutto le proprie riserve di carbone e di gas naturale, svilupperà fonti alternative e migliorerà l’efficienza. Nel “libro bianco” sull’energia, pubblicato ieri dal Consiglio di Stato, Pechino dichiara un aumento medio del consumo annuo, tra 1980 e il 2006, del 5,6% annuo, a fronte di una crescita economica annua del 9,8%.
Oggi Pechino brucia soprattutto carbone, mentre il consumo del petrolio pro capite è circa la metà della media mondiale e l’importazione di petrolio è il 25%.
Sono dati che preoccupano la comunità mondiale, secondo cui il l’impennata del prezzo del petrolio e di altre fonti d’energia dipende direttamente della crescente domanda di Cina, India e Brasile, e che quindi teme la loro concorrenza per l’approvvigionamento di fonti energetiche. Questo anche per stati sottp “embargo” come Iran e Sudan. E a tal proposito ad esempio l’AIE prevede che tra 10 anni la Cina consumerà più energia degli Usa
Nel libro bianco si fa notare come la Cina per lungo tempo ha coperto da sola il 90% del proprio fabbisogno e che stima di avere scoperto “solo il 13% dei suoi giacimenti di carbone, il 14% di gas naturale e il 33% di petrolio, e di avere usato solo il 20% del proprio potenziale idroelettrico”.
D’altronde la Cina conferma l’impegno a sviluppare energie pulite e rinnovabili e ad incrementare l’efficienza dei propri consumi.
Purtroppo il documento conferma che “l’uso del carbone resterà primario e immutato per lungo tempo”, visto che fornisce il 70% dell’energia, tanto che la Cina è oggi il primo produttore di gas serra. “La crescita di energie alternative – conclude il documento – non riguarda solo la Cina ma può avvenire solo con la collaborazione internazionale di tutti i Paesi”.
Se da una parte questo a libro bianco viene riconosciuta un’innegabile franchezza (e vorrebbe diminiure il timore mondiale sulle fonti d’approvvigionamento cinese), conferma che per il momento Pechino non potrà intervenire in modo significativo nel settore energetico, per evitare conseguenze sulla crescente inflazione interna. Il prezzo di benzina ed elettricità, ora determinati dallo stato, dovrebbero essere liberalizzati progressivamente, così da armonizzare – spiega il libro bianco – il consumo con la scarsità delle risorse e la domanda di mercato. Ma Lin Boqiang del “Centro cinese per la ricerca sulle economie energetiche”, esprime la convinzione generale che “ora il governo darà massima priorità all’inflazione, per cui è probabile che la riforma dei prezzi dell’energia sia rallentata”. (fonte AsiaNews)