• Articolo , 5 aprile 2007
  • Cina: prossimi dieci anni neri come il carbone

  • Dopo i solenni impegni assunti nell’ultimo vertice Onu sui cambiamenti cimatici, la Cina, per voce della Commissione Nazionale per le Riforme e lo Sviluppo, fà dietrofront e per i prossimi dieci anni punterà ancora su una produzione energetica ricavata dal carbone

Alla faccia degli impegni presi davanti agli altri paesi del mondo, la Cina ha deciso che lo sviluppo economico è prioritario e che la salvaguardia ambientale è rinviata sine die.
Così battono le agenzie di stampa e scrivono i quotidiani di tutto il mondo.
Questo ente di pianificazione governativa ha sbrigativamente accantonato l’impegno nei confronti della riduzione delle emissioni e ha dato il via ad uno sviluppo industriale basato sull’uso di fonti d’energia altamente inquinanti: il carbone in primis, la cui percentuale in dieci anni scenderà da oltre il 69% al 66% (oggi il suo utilizzo è gia del 42% più alto della media mondiale). Il petrolio, sempre di qui al 2017 scenderà, si fa per dire, dal 21% al 20,5%.
E siamo al 90% delle fonti. Il rimanente 10% è destinato a crescere con ritmi risibili. Per il gas si passa da un risicato 2,3% a poco più del 5% (a fronte di una promessa del 6-8% per il 2010). L’idroelettrico nei prossimi dieci anni farà un piccolo passo: un +0,8% (da un attuale 6,7% ad un 8,5%). Per le fonti rinnovabili di energia è previsto un incremento di produzione dallo 0,1% allo 0,5%.
Cosa dire? Credevamo che la miopia del governo Usa, che rifiuta di ratificare il protocollo di Kyoto, fosse il massimo della incoscienza ambientale. Oggi possiamo dire che, con queste scelte, il governo cinese sfiora la cecità.
Lo sviluppo economico fa premio su tutto, il governo e la nascente classe industriale cinese non riescono davvero a vedere oltre al proprio naso… Sviluppo, solo sviluppo, ancora sviluppo e così il colosso orientale riuscirà quest’anno a conquistare il primo posto tra i paesi più inquinanti del mondo.
Per i prossimi dieci anni quindi gli sforzi degli stati più virtuosi per ridurre le emissioni di gas serra, saranno così vanificati dalla decisione di questi burocrati, americani o cinesi che siano, e, con i clamorosi allarmi lanciati qualche giorno fa dall’IPCC, dimostrano di essere non solo ciechi in merito al futuro, ma anche sordi rispetto ad ogni appello.